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Sparatoria a Lido, il fuggitivo identificato grazie al video girato in spiaggia
Si tratterebbe di un sinti che fa parte della stessa comunità del bandito arrestato dopo l’inseguimento sul lungomare di Camaiore. Ulteriori riscontri si attendono dagli esami della scientifica sull’auto utilizzata per il colpo e la fuga
VIAREGGIO. Anche il secondo fuggitivo della banda specializzata nei colpi in villa che sabato mattina era riuscito a scappare dopo un rocambolesco inseguimento conclusosi con una sparatoria sulla Passeggiata di Lido di Camaiore ha un nome e un cognome.
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Grazie alla foto ricavata dal filmato girato in spiaggia da un bagnino durante la fase finale dell'inseguimento, la polizia ha infatti individuato anche il terzo componente della gang. Gli inquirenti, al momento, tengono riservata l'identità (anche perché al momento non c'è stato un vero e proprio riconoscimento ufficiale), ma stando alle indiscrezioni che trapelano da fonti investigative si tratterebbe anche in questo caso di un giovane di etnia sinti residente in Piemonte. E il suo volto è già noto alle forze dell'ordine, visto che sarebbe incappato già in altre circostanze nelle maglie della giustizia per reati di tipo predatorio come furti o rapine.
Il cerchio intorno alla banda, dunque, si stringe ulteriormente. Al momento, infatti, è già in galera Angelo Riviera, quarantatré anni, che per spessore criminale è ritenuto dagli inquirenti il capo della gang. Arrestato al termine della fuga per le vie di Marina di Pietrasanta prima e di Lido di Camaiore poi, è rinchiuso in una cella del carcere di San Giorgio a Lucca con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale (il gip ha invece respinto l'ipotesi di reato più grave avanzata dal pubblico ministero, ovvero quella di tentato omicidio).
Gli altri due componenti della banda che invece sono riusciti a scappare dopo l'inseguimento che si è concluso sulla spiaggia libera di Lido di Camaiore, seppur ancora in libertà, sarebbero stati identificati. Uno potrebbe essere uno dei fratelli di Angelo Riviera, a sua volta già conosciuto dalle forze dell'ordine. Il terzo uomo, di cui proprio Il Tirreno nei giorni scorsi aveva pubblicato la foto tratta dal video girato in spiaggia, proprio grazie a quel fotogramma è stato finalmente individuato (anche se per il riconoscimento ufficiale sono necessarie alcune procedure tecniche che probabilmente verranno eseguite in seguito).
Ulteriori riscontri, poi, dovrebbero arrivare dagli esami della polizia scientifica sulla Ford Focus utilizzata dai banditi per il colpo. L'auto, infatti, non era stata rubata ma – secondo i riscontri effettuati – sarebbe intestata ad una donna di Ivrea, in Piemonte, anch'ella appartenente alla comunità sinti.
Prima di mettere a segno il colpo fallito alla villa di via Monte Pania a Marina di Pietrasanta, però, i tre banditi avevano apposto sulla targa originale una seconda targa clonata corrispondente ad una Ford Focus dello stesso colore intestata ad una donna residente in provincia di Pisa. La vettura, di conseguenza, non è dunque oggetto di furto e di conseguenza sia le impronte digitali che le eventuali tracce biologiche trovate al suo interno potrebbero risultare importanti per le indagini.
Le ricerche dei due, nel frattempo, proseguono. Ma al momento non hanno ancora dato alcun esito.
Gli inquirenti, pur non avendo prove in questo senso, sono convinti che i due fuggitivi siano nascosti lontano sia dalla Versilia (dove è avvenuta la sparatoria) che dalla zona di Ivrea (dove ha sede la comunità sinti alla quale appartengono).
E che per trovare un nascondiglio il più possibile sicuro si siano affidati ad una rete di protezioni già collaudata in precedenti, simili occasioni.
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