Il Tirreno

Versilia

Cade già l’accusa di tentato omicidio

di Claudio Vecoli
Cade già l’accusa di tentato omicidio

Angelo Riviera sceglie la strada del silenzio e per ora resta in carcere ma per il gip non ci sono prove per attribuirgli il reato più grave

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LIDO DI CAMAIORE. L’accusa più grave è già caduta dopo la prima udienza di fronte al gip. Per il giudice per le indagini preliminari, infatti, Angelo Riviera, quarantatré anni, attualmente l’unico arrestato per la sparatoria in spiaggia a Lido di Camaiore (i due complici sono riusciti a fuggire), non può essere accusato di tentato omicidio come inizialmente ipotizzato dal pubblico ministero. Il bandito piemontese di etnia sinti resterà comunque rinchiuso in carcere a Lucca ma solo perché deve rispondere di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, oltre che di una serie di altri reati che però di per sé non prevederebbero il carcere.

La decisione, che ha già sollevato un vespaio di polemiche, è stata presa ieri mattina dal gip Marcella Spada Ricci al termine dell’interrogatorio in carcere al quale è stato sottoposto l’uomo. È passata perciò la linea difensiva - sostenuta dagli avvocati Mauro Molinengo di Torino e Luca Pezzica di Carrara - in virtù della quale non ci sono prove schiaccianti che quello che è ritenuto il capo della banda specializzata nel razziare le ville abbia agito con l’intento di commettere un omicidio.

Alle dichiarazioni di due testimoni che dicono di aver visto sparare anche i banditi, infatti, non sono stati trovati riscontri oggettivi: la polizia non ha infatti recuperato l’arma con cui sarebbero stati esplosi i colpi né si è trovata traccia di bossoli di proiettili diversi da quelli esplosi dagli agenti che stavano inseguendo i banditi. Dando credito al contrario alle dichiarazioni di Riviera che - nelle poche frasi pronunciate di fronte al giudice - ha sostenuto che sia lui che i suoi due complici non solo non hanno sparato ma non erano neppure armati.

Il giudice non ha invece valutato un comportamento potenzialmente omicida la fuga a folle velocità per le strade di Marina di Pietrasanta e Lido di Camaiore e gli speronamenti alle auto della polizia negli attimi precedenti la sparatoria sul lungomare e in spiaggia.

Per il resto l’interrogatorio è filato via come da copione. Ovvero con Angelo Riviera che, dopo le dichiarazioni riguardo alla sparatoria, si è avvalso della facoltà di non rispondere e, soprattutto, non ha voluto rivelare i nomi dei due complici che sono riusciti a fuggire e che gli inquirenti stanno cercando in tutta Italia.

«Più che avvalersi della facoltà di non rispondere - ha spiegato dopo l’interrogatorio l’avvocato Mauro Molinengo - il mio assistito non è riuscito a fare altre dichiarazioni perché, a causa di una frattura allo sterno certificata anche da un referto medico, non poteva parlare. Al momento siamo soddisfatti che sia caduta l’ipotesi accusatoria più grave, quella del tentato omicidio. Adesso, una volta analizzate le carte, studieremo meglio la nostra linea difensiva».

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