Sicurezza
L’auto della folle fuga è la chiave per prenderli
La Ford Focus con i due ricercati a bordo era già stata avvistata a Massa La stava cercando la polizia che indagava su una banda di ladri sinti
LIDO DI CAMAIORE. Potrebbe essere la Ford Focus nera, usata dai banditi per la folle fuga tra le strade di Lido di Camaiore, la chiave per catturare i due malviventi ancora ricercati dopo la sparatoria di sabato scorso. La polizia, infatti, sta ricollegando tutte le parti del puzzle, partendo dalla tessera più importante. E cioè Angelo Riviera, 43 anni, l’uomo che gli agenti sono riusciti a prendere dopo una breve colluttazione. Scavando tra targhe contraffatte e intestazioni delle auto usate per i crimini, gli inquirenti potrebbero aver trovato la pista giusta per arrivare ai suoi complici. Una pista che porta a Massa. E da lì a Torino, città da cui provengono i tre pendolari del crimine.
La traccia massese. La squadra mobile della questura apuana, che sta collaborando con i colleghi viareggini e versiliesi, ne è convinta: i tre malviventi protagonisti del sabato da cani a Lido - con tanto di corsa a 150 all’ora tra le strade della frazione camaiorese e sparatoria finale - sono la solita banda che nei giorni scorsi aveva colpito proprio a Massa. Gli elementi su cui si sta lavorando sono due: la Ford focus nera e un furto commesso pochi giorni fa. L’auto dei banditi, speronata dalla volante di fronte alla spiaggia libera, era già stata avvistata nella città apuana: la polizia la stava cercando perché riteneva che fosse utilizzata da gente dedita ai furti. Proprio dopo uno colpo in un’abitazione, una volante aveva intercettato i ladri, che avevano sparato contro i poliziotti per fuggire. L’auto, una Golf nera, era poi stata abbandonata: gli inquirenti sospettano che facesse parte dello stesso parco di macchine usate da questi ladri, tra i quali appunto la Ford Focus incriminata. Meno evidente il collegamento con una rapina commessa, sempre negli ultimi giorni e sempre a Massa, da una banda con le parrucche. Questi criminali, infatti, avevano utilizzato dei coltelli: che senso avrebbe compiere una rapina con un’arma simile quando hai a disposizione delle pistole? E poi è raro che persone dedite a furti e truffe, come sembrano essere i ricercati della sparatoria di Lido, si confondano con le rapine.
Ricercato il fratello di Riviera. Sempre verso la città apuana porta una pista che arriva fino ai campi nomadi. A questi si appoggiano, a volte, malviventi italiani di origine sinti che arrivano proprio da Torino. E che scelgono la Versilia per delle puntate in grado di portare bottini interessanti. In pratica, secondo gli inquirenti è l’identikit dei Riviera. La polizia, tra l’altro, sospetta che assieme ad Angelo ci fosse il fratello, oltre a un terzo complice. Ma su questo aspetto, così come sugli altri, nessuna conferma arriva dagli uomini diretti dal vicequestore Enrico Parrini. Che stanno lavorando in silenzio e con pazienza. Il cerchio intorno a due ricercati, comunque, si sta stringendo sempre più. E non è escluso che entro l’udienza di convalida dell’arresto di Angelo Riviera, prevista per domani di fronte al giudice per le indagini preliminari, possano esserci novità.
Il precedente in Versilia. C’è poi il collegamento con quanto avvenuto quasi dieci anni fa a Piano di Mommio: tre persone a bordo di una Bmw vengono intercettate dalla polizia dopo aver commesso un furto in una villa sulla Sarzanese. Per aprirsi una via di fuga non esitano a sparare sugli agenti. L’inseguimento finisce a Pietrasanta, la Bmw riesce a perdere le proprie tracce. A bordo di quell’auto c’era Angelo Riviera.
@matteotuccini
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