Gioco
Spari sul lungomare di Lido: si cerca la banda del "porta a porta"
Ecco l'identikit dei malviventi che la polizia sta cercando: sono ladri ben organizzati, amano colpire alla svelta e in pieno giorno. Ma a volte la situazione sfugge loro di mano. Con conseguenze anche terribili
VIAREGGIO. Li chiamano i ladri “porta a porta”. Scelgono una strada o un quartiere, e vi si dedicano anima e corpo: in poco tempo e in pieno giorno riescono a derubare molte case in serie. Lo sanno fare perché sono svelti: si allenano per questo. Sono abili, anche se non particolarmente sofisticati. Non hanno, cioè, strumenti all’avanguardia, ma usano semplici trucchi o apparecchi per scassinare porte e finestre.
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È questa la criminalità di serie B, quella che in genere non è violenta. Non siamo di fronte a rapinatori che sequestrano le vittime, o a persone che aspirano a un ruolo di boss, e finiscono col tenere sotto il tacco dell’usura e delle minacce i più deboli. Quelli hanno obiettivi più mirati, si comportano come clienti di un negozio specializzato, e non di un supermercato. Eppure, nell’ultimo anno troppi episodi che vedono protagonisti delinquenti di taglio ridotto finiscono col degenerare. Fino ad arrivare all’omicidio, o agli spari che ieri hanno terrorizzato il lungomare di Lido. Ed è questa reazione dei delinquenti in genere non abituati all’uso delle armi o della violenza, a inquietare di più. Perché è inattesa, imprevedibile. Anche per le stesse forze dell’ordine che pure li conoscono bene.
Il caso più eclatante, quello che ha choccato la Versilia è il delitto di via Viner, avvenuto a Forte dei Marmi nell’aprile del 2014. La vittima, Luana Mariani, aveva 77 anni e viveva sola nella sua casa: un obiettivo perfetto, secondo quel tipo di criminalità di cui parlavamo prima. I quattro rom che vivevano nel campo di Querceta, e che l’avevano messa nel mirino, lo sapevano. «Siamo partiti per fare un furto - hanno detto poi al processo - volevamo entrare in casa nel primo pomeriggio, proprio perché eravamo sicuri che la Mariani non ci fosse».
Il modus operandi, insomma, è quello: furto in pieno giorno - con arrivo alle 14 - e poi via. Ma nel caso di Luana Mariani il “programma” salta: i ladri piombano sul posto e trovano la donna in giardino. Decidono di entrare lo stesso, e il furto si trasforma in rapina. Violenta, perché due di loro picchiano l’anziana e la legano, tappandole la bocca con un foulard. Dopo aver ripulito la casa, con un bottino peraltro scarso - intorno ai 200 euro - lasciano la donna legata e imbavagliata. E lei muore soffocata.
Perché non se ne sono andati? È questa la domanda che Claudia Buratti, legale dei sei nipoti di Luana, ha rivolto loro in tribunale. «Avevano un bivio di fronte, la loro scelta l’hanno fatta». Ma soprattutto: come è possibile che dei ladri dai mezzi ridotti - tanto da allontanarsi in bici dal luogo del delitto - si trasformino in assassini?
Una cosa simile è avvenuta anche sabato 1 a Lido. Il profilo della banda è il solito: agiscono in pieno giorno e battono il territorio a tappeto. Fanno furti - nell’auto avevano il bottino di un’incursione precedente - ma anche, perché no, truffe: la parrucca e la pettorina arancione forse servivano allo scopo. Ma è l’uso delle armi che colpisce. È vero che - in base alla ricostruzione degli inquirenti - non hanno sparato contro la polizia, ma è altrettanto vero che poche ore prima a Massa una banda di ladri aveva forzato un posto di blocco e sparato contro gli agenti. Se sono gli stessi, siamo di fronte a criminali di un certo tipo che non disdegnano di salire di livello. Un poliziotto scafato ha detto: «Non è la Versilia che sta peggiorando, è tutto il mondo». Delinquenti compresi, ovviamente.
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