Il Tirreno

Versilia

Tommasi Ferroni “torna” nella sua Camaiore

di ADOLFO LIPPI
Tommasi Ferroni “torna” nella sua Camaiore

Omaggio al pittore che negli anni Novanta fu protagonista totalmente involontario del giallo del falso disegno di Leonardo

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di ADOLFO LIPPI

Camaiore dove Riccardo Tommasi Ferroni morì nel febbraio del 2000 (era nato nel ‘34 a Pietrasanta), rende omaggio al maestro con un’invitante mostra di disegni, sculture, quadri, ospitata nel piccolo ma sontuoso museo d’arte sacra, dove, ogni giorno, vengono mostrate preziosità e simboli di un’epoca antica che assai si confà a Ferroni.

La mostra è stata inaugurata il 25 luglio e segue quelle, ben più esaltate di Forte dei Marmi (villa Bertelli) e di Pietrasanta (chiostro di Sant’Agostino).

Facendo seguito alle centinaia d’esposizioni avvenute in ogni dove in Italia e all’estero poiché Ferroni è stato davvero tantissimo ammirato nello scenario mondiale (Amsterdam, Parigi, New York, Cracovia, Vienna, Atene, Buenos Aires, Melbourne, Mogadiscio, Nairobi, Londra, Madrid ecc.).

A Camaiore, negli anni Novanta avvenne anche un singolare fatto. Fu messa in vista una collezione di disegni detti o comunque attribuiti a Leonardo da Vinci. Tra questi Ferroni, visitando la mostra, ne riconobbe uno come suo proprio, fatto in età giovanile. Ne avvenne uno scandalo.

Ne parlarono i telegiornali, la questione divenne un caso artistico ma soprattutto politico . Si sviscerò di come certe mostre venissero messe su in fretta e furia.

Il disegno, attribuito a Leonardo, era stato ceduto da un frettoloso antiquario. Ed era veramente un’opera di Ferroni.

Il che vuol dire di quale maestria fosse dotato Riccardo che, nell’intera vita, tanto attinse all’arte storica.

Egli abitava in una grandiosa villa a Pieve di Camaiore. Era di proprietà dell’arcivescovado di Prato che la usava per seminario. Ferroni ch’era nato a Pietrasanta, figlio di un noto scultore, fece pazienti trattative per averla. Ne era innamoratissimo. Alla fine la ebbe e vi trasferì studio e famiglia (moglie e tre figli).

In visita alla villa oggi accolgono il figlio Giovanni (talentuoso pittore egli stesso) e la vedova Rossana. Tanto bella da esser stata dipinta e disegnata in moltissime opere. Bene, Tommaso e Rossana , ch’era figlia di un magistrato operante a Massa, si conobbero sui banchi del liceo “Carducci” di Viareggio. Erano giovanissimi, s’innamorarono, si sposarono. Poi si trasferirono a Roma in un leggendario studio a villa Borghese.

Che senso ha la pittura di Ferroni, celeberrima e studiata? Ha il senso di una rilettura gioiosa, ironica, coltissima, di un Cinquecento barocco e pittoresco fatto di armigeri, monsignori, bari caravaggeschi, mondane nude, come l’avrebbe potuto filmare Fellini, come lo narrò l’Ariosto, un’epoca slabbrata e religiosissima, dove convivono assieme San Pietro e suburra, fede e voglie peccaminose.

Ferroni fu anche un fortunato autore di tante opere “cattoliche” che ancora ornano basiliche romane e altrove. A Pietrasanta, veniamo nella capitale artistica della Versilia, espone Beppe Bergomi. Artista bresciano, è uno scultore del privato, del quotidiano, con teste e figurine di gente comune, mogli, figli, lui medesimo, ripresi in gesti, sguardi, atteggiamenti che niente concedono al teatro, alla scenografia, al mito.

Alla galleria Bonelli di Pietrasanta, a cura di Flavio Arensi, Bergomi espone terracotte, ceramiche, mosaici, bronzi, oggetti indimenticabili dell. a presenza umana “esistenzialista”, così com’è, senza infingimenti, figurine del presente, in cucina, a letto, per strada, arricchiti di cuffie, schiume, appoggi variopinti e gradevoli, che spesso li sobbalzano su rarefatte nuvole grigiastre o marroncotto.

Bergomi espone fin dal lontano 1978. Ha toccato tante città italiane e molte all’estero. E’ noto, apprezzato, il mercato lo ricerca e lo valuta. Ciò che sempre di lui piace è l’uso che fa del corpo umano, spogliato, disteso, messo anche sotto la doccia, semplificato e mai drammatico o esaltato o straziato.

Attingendo una letteratura minimalista d’ispirazione americana. Mentre da noi in Europa il corpo deve sempre significare cultura e tragedia greca.

“Spirale arte-Milano” a Forte dei Marmi, da Valeria Pardini, graziosissima e informata gallerista d’avanguardia, s’incontrano nomi stranoti del contemporaneo, da Lucio Fontana a Giuseppe Amadio, da Castellani a Bonalumi, insomma ciò che di meglio ha saputo offrire al Novecento l’astrattismo costruito su pieghe, lacerazioni, buchi, tagli, dove contano sempre luce, colore, forma, studiati quasi scientificamente, senza improvvisazione, senza maldestro.

Sono tutti artisti da museo, costosi, coccolati dal mercato, questi di “Spirali”.

Di Fontana, Bonalumi, Castellani, si guardano, soprattutto, le penetrazioni verso la terza dimensione.

Per Amadio, con testo critico di Vittorio Sgarbi (fuori dalle sue regole), si apprezzano le più diverse composizioni della materia in superficie. Ora sbalzata, ora levigata, ora penetrata.

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