Sicurezza
Le accuse: ricchezza frutto del crimine
Saetta è stato condannato a sedici anni per usura ed estorsione: «I soldi venivano ripuliti facendo dei super investimenti»
VIAREGGIO. Usura, estorsione, truffe alle assicurazioni e ricettazioni di auto di valore. Secondo la Procura distrettuale antimafia e la Guardia di finanza di Firenze Vincenzo Saetta - ora agli arresti domiciliari a Napoli - era a capo di un’associazione a delinquere che lavorava in vari settori del crimine. E che reinvestiva il frutto di questa attività in esercizi commerciali legali o in beni immobili, in modo da ripulire il denaro.
Queste accuse sono state ritenute credibili dal tribunale di Lucca, che due settimane fa - dopo un processo durato cinque anni - ha condannato Saetta ed altri imputati proprio per usura e estorsione. Ma non è rimasta in piedi un’imputazione ancora più grave, e cioè l’associazione a delinquere di stampo mafioso.
Secondo quanto emerso dall’inchiesta originaria della Dda e della Finanza, Vincenzo Saetta era a capo di un’organizzazione che dal 2003 al 2008 aveva prestato a diciassette persone circa due milioni di euro complessivi, con tassi d’interesse usurari. Le vittime, tra cui medici, imprenditori e persino casalinghe, si vedevano applicare interessi dal 200 al 500% sulle somme prestate. Ma in alcuni casi - secondo l’accusa - si sfiorava il 10.000% di interesse annuo. Col risultato che un debito originario di 150.000 euro poteva salire velocemente fino al milione. E quando le somme non venivano restituite, scattava il recupero crediti. Minacce, intimidazioni fatte anche con l’uso delle pistole. Da qui l’ulteriore imputazione di estorsione. A Saetta, inoltre, veniva contestato il sequestro di persona: una delle vittime dell’usura sarebbe stata caricata in auto e portata di forza a Lugano e a Milano, con l’obiettivo di farsi restituire parte del prestito.
Nella vicenda si parlava anche di scommesse clandestine sulle partite di calcio nazionale e internazionale, raccolte a Viareggio tramite una ricevitoria di proprietà sempre di Saetta.
Tutti questi elementi, uniti all’accusa di far parte di un clan camorristico, portarono nel 2008 la Dda e la Guardia di finanza di Firenze ad arrestare diciotto persone. Veniva contestato, infatti, l’articolo 416-bis del codice penale, e cioè l’associazione a delinquere di stampo mafioso, a Saetta e agli altri che sarebbero appartenuti al clan.
Ma questa contestazione è caduta sia nella richiesta di condanna fatta dalla stessa Procura di Lucca che nella sentenza. Le condanne più gravi inflitte dai giudici sono state proprio per Vincenzo Saetta (riconosciuto colpevole di usura ed estorsione, ma anche di sequestro e della vicenda delle scommesse clandestine sulle partite) a sedici anni, e Alessandro Discetti, considerato il suo braccio destro, a dodici.
Matteo Tuccini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
