Il Tirreno

Versilia

le indagini

Gli inquirenti: usavano quattro prestanome

Gli inquirenti: usavano quattro prestanome

VIAREGGIO. Sarebbero quattro le cosiddette “teste di legno”, cioè i prestanome, utilizzati da Vincenzo Saetta e dai suoi familiari per nascondere l’entità del proprio patrimonio. A spiegarlo sono...

2 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Sarebbero quattro le cosiddette “teste di legno”, cioè i prestanome, utilizzati da Vincenzo Saetta e dai suoi familiari per nascondere l’entità del proprio patrimonio.

A spiegarlo sono stati i vertici della Guardia di finanza di Firenze e della Procura antimafia fiorentina.

Gli inquirenti hanno ricordato che il provvedimento deciso dal tribunale di Lucca parte da un’indagine condotta dai militari del Gruppo investigativo criminalità organizzata e del Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme gialle fiorentina. Al termine dell’inchiesta, la Finanza chiese e ottenne il sequestro dei beni, poi trasformatosi in confisca dopo la condanna adi Saetta ed altri imputati nel processo su usura ed estorsione. Condanna avvenuta due settimane fa.

«Si tratta di una prosecuzione dell’operazione “Fulmine” - affermano gli inquirenti - che già nei mesi scorsi aveva portato allo smantellamento delle attività criminali del sodalizio in Toscana. Vincenzo Saetta, tra l’altro, da tempo si trova ai domiciliari a Napoli dopo essere stato condannato a 16 anni per usura ed estorsione in Versilia».

«Dove c’è più ricchezza la criminalità organizzata cerca di investire», ha detto il procuratore capo dell’Antimafia Giuseppe Creazzo. Per questo, secondo il procuratore di Firenze, l’operazione è «significativa in quanto la criminalità teme molto di più la confisca dei beni accumulati grazie alla loro attività. È indispensabile - ha concluso - che si faccia sempre di più nelle misure di prevenzione anche in Toscana, che non deve essere e non sarà in questo settore il fanalino di coda».

In realtà, come ricordano i legali degli imputati - leggi a fianco - nel processo che ha determinato la confisca dei beni è caduta l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, il famoso 416-bis divenuto famoso agli occhi dell’opinione pubblica nelle stragi di mafia. Di conseguenza, pur rimanendo in piedi accuse gravissime, non è stata riconosciuta dai giudici la presenza della camorra in questa storia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web