La manifestazione
«Ecco perché non prendiamo i migranti»
Voce ai sindaci che hanno detto di no: c’è chi parla delle strutture che non ci sono e chi vuol dare precedenza agli italiani
LUCCA. Altopascio, Montecarlo e Seravezza. Tre comuni, differenti orientamenti politici, uniti però nella critica al modello toscano, e italiano, per l'accoglienza dei richiedenti asilo. La questione continua a far discutere: all'indomani della pubblicazione sul nostro giornale dell'elenco dei comuni che non hanno ancora accettato di attivare strutture per i migranti sul proprio territorio e della decisione della Prefettura di dedicare il mese di agosto a una vera e propria opera di sensibilizzazione, c'è chi vuole dire la sua.
Lo fanno due comuni della piana di Lucca, Montecarlo e Altopasacio, dove, soprattutto in quest'ultimo caso, le posizioni dei sindaci sull'argomento sono note a tutti. Lo fanno in Valle del Serchio, con Barga che a breve attiverà una struttura per 8 richiedenti asilo. E lo fa un comune della Versilia, territorio dove pesano le assenze e la scarsa partecipazione di città come Massarosa, Viareggio (che di migranti ne accoglie 6, a fronte di una popolazione di 60mila abitanti), Pietrasanta, Forte dei Marmi e, per l'appunto, Seravezza.
«Il comune è piccolo, non ci sono strutture pubbliche che possono ospitare i migranti – spiega Vittorio Fantozzi, sindaco di Montecarlo –. Le uniche strutture esistenti sono di privati e vengono utilizzate come alloggi e residenze per i turisti, visto che, per nostra fortuna, ne arrivano molti da queste parti. So che la Prefettura, senza informarmi direttamente, aveva provato nelle settimane scorse a contattare i proprietari di questi immobili, ricevendo però risposta negativa. Non sono stato caldeggiato per attivare una rete d'accoglienza sul territorio: nel momento in cui dovesse cambiare qualcosa, porrei una questione di principio e di merito, perché non condivido il modello di accoglienza adottato a livello nazionale e locale».
Gli fa eco il sindaco di Altopascio, Maurizio Marchetti, che sull'argomento ha speso da tempo parole precise, a tratti anche dure. «Credo che l'attuale modello di accoglienza dei richiedenti asilo sia fine a se stesso, facile preda di gestioni incontrollate e discutibili, basato su un principio assistenzialistico – incalza –. Ecco perché non voglio aprire un centro di accoglienza ad Altopascio. Se fosse stato un periodo diverso, più florido dal punto di vista economico, avrebbe avuto senso parlare di accoglienza: ora voglio pensare prima agli italiani e se devo aiutare qualcuno, preferisco dare la precedenza a loro».
Carta d'identità a parte, non è troppo distante da queste parole il sindaco di Seravezza, Ettore Neri, che lamenta un generale populismo quando si parla di richiedenti asilo. «Sono stato contattato più volte – spiega Neri –. Ma ho sempre ribadito che non abbiamo disponibilità di strutture a Seravezza. Il mio comune ha fatto molto in questi anni in materia di accoglienza, basti pensare alla situazione dei campi rom presenti sul territorio. Situazione che in una prima fase aveva visto un intervento da parte della Regione, salvo poi ritrovarci abbandonati a noi stessi, come sempre succede. È inutile disquisire sull'accoglienza se si svuotano i comuni di risorse. Purtroppo ci troviamo di fronte a leader che parlano senza conoscere i problemi reali delle persone: prima risolviamo il dramma di quei cittadini che non hanno casa, lavoro e stipendio e poi parliamo di accoglienza».
Chi invece sta lavorando per attivare una struttura per 8 richiedenti asilo è il sindaco di Barga, Marco Bonini. «Il centro doveva partire già la settimana scorsa, poi il privato che aveva dato la propria disponibilità si è tirato indietro perché non è stato trovato un accordo dal punto di vista economico. Non abbiamo strutture pubbliche da destinare all'accoglienza: in questi giorni stiamo contattando un altro privato interessato, a breve saremo in grado di attivare lo spazio».
Restando nella Valle del Serchio, poi, vuole dire la sua anche il presidente dell'Unione dei Comuni della Garfagnana, Paolo Fantoni, che è anche il sindaco di Piazza al Serchio, dove attualmente non vivono richiedenti asilo. «Quando si parla della Garfagnana bisogna tener presente che le distanze tra comuni diversi sono minime: Camporgiano, per esempio, che dista quattro chilometri da Piazza al Serchio, ospita 18 migranti: anche se materialmente non risiedono sul mio comune, di fatto questi ragazzi lo vivono e lo frequentano. Nelle nostre zone gli effetti della presenza dei migranti non sono limitati al solo territorio che li accoglie. Inoltre vorrei dire che in un comune come Piazza al Serchio esistono frazioni di neanche 30 abitanti: inserire in un contesto simile un centro con dieci, quindici profughi potrebbe creare degli scompensi a livello sociale difficili da gestire. Nonostante questo, però, vorrei ricordare a tutti che la Garfagnana sta facendo tantissimo per rispondere all'emergenza».
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