Il Tirreno

Versilia

La Versiliana di D’Annunzio Gli amori, le follie e l’Alcyone

di ADOLFO LIPPI
La Versiliana di D’Annunzio Gli amori, le follie e l’Alcyone

Le origini di un mito che ancora oggi sopravvive tra i racconti delle cavalcate, nudo sulla spiaggia, del poeta e della sua passione per Eleonora Duse

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di ADOLFO LIPPI

Ieri si cantavano litanie di cicale, D’Annunzio s’infiammava con le tamerici, c’era, rugiadoso, l’odor dei pini.

Oggidì sgambettano internazionali compagnie di danza, sgolano attori prestigiosi, si fanno incontri politici a tinte ora forti ora di ordine marcatamente renziano.

La “Versiliana “ a Marina di Pietrasanta ne ha viste e ne vede tante. Perfino qualche uragano che il 5 marzo scorso ha sradicato pinete centenarie.Resta tuttavia, uno degli angoli più suggestivi, rilassanti, bucolici della Versilia intera.

In antico l’intera riviera era, dal Massaciuccoli al Poveromo, un’immenso acquitrino, praticamente una laguna. In barca si portavano le merci da Massa e dal Serchio all’Arno fino a Firenze. Poi venne una principessa borbonica, la Maria Luisa, a Lucca intraprese con un veneto, l’ingegner Zendrini, la bonifica.

Così la comunità di Pietrasanta, che già dal 1300 era proprietaria di un vasto territorio, acquisì la cosiddetta Macchia di Marina, una selva di querce, lecci, ontani, che si estendeva dal Cinquale a Motrone, per complessivi 800 mila metri quadri di patrimonio forestale.

Nel 1700, grazie a Pietro Leopoldo di Toscana, la tenuta fu spezzettata in lotti; caddero querce e lecci, vennero le colture, i pomodori e la lattuga. E vennero le case coloniche e vennero, dopo, le ville. La scoperta turistica della Versilia va molto in là negli anni. Ne fanno traccia la ville romana di Massarosa, il Palazzo Mediceo a Seravezza, più vicine a noi la villa “Paolina” a Viareggio, e sempre a Seravezza la casa Henraux.

Però a partire dall’Ottocento, la villa al mare divenne più che una nuova moda, una necessità. Dalla Francia (anche dall’Inghilterra),grazie a Michelet, si diffuse l’empatia alle acque, a Firenze illustri scienziati dissero che il salmastro curava le scrofole e così si impiantarono le colonie ; ma, soprattutto, si convinsero i benestanti che la villeggiatura alle marine avrebbe ritemprato corpi e spiriti.

Nel 1886, Marianna Ginori Lisci Digerini Nuti, marchesa toscana, fece allora erigere nella sua grande proprietà, tra Forte e Pietrasanta, questa splendida costruzione a tre piani, aspetto di palazzo cittadino, finestre incorniciate da finti cocci bugnati, che prese il nome “Versiliana.” E siccome aveva due figlie, Giulia e Beatrice, la famigliola prese a bordeggiare boschetti, dune sabbiose oasi di mirti e lentischi. Scapricciando tra letture, passeggiate a cavallo, colazioni sull’erba. Già perchè la vita in villa al mare non era, come adesso si fa, una scappatina, un bagno, rapido, una doccia gelata, un salto in “Capannina” per omaggiare Gherardo Guidi e Jerry Calà, un ritorno velocissimo sulla Firenze Mare.

Ai tempi dei Ginori la vita in villa si consumava in tre mesi e consentiva il sorgere di passioncelle, incontri con artisti celeberrimi (da Boecklin a Carrà e Soffici) ,vogate salutari in patino, escursioni a Pisa Lucca e Firenze per ammirare monumenti e pitture. Non a caso il nome “Versiliana” venne battezzato da Renato Fucini, il piccante versaiolo pisano, che spesso era ospite dei Digerini Nuti.

Fu nel 1906 ,però, che la villa sfiorò e toccò le storia. Perchè vi venne, ospite, nientemeno che Gabriele s’Annunzio. Il vate, ardente di passione per Eleonora Duse, la più importante attrice europea d’epoca, era venuto a Marina di Pisa (dove lei aveva una casetta); da qui era stato convinto da amici politici a visitare le cave di marmo delle Apuane e a tenere un’orazione funebre per Percy Bysshe Shelley, poeta romantico annegato nel mare viareggino.

Stando a Viareggio, s’era invaghito della Versilia. Così portò la Duse a Lido di Camaiore (dove ora sorge l’hotel Ariston). E poi, lasciata la Duse e intrapreso un nuovo idillio con la marchesina Alessandra de Rudinì, accolse l’invito dei Digerini Nuti e venne ad abitare la “Versiliana”.

Creò qui la saltante “Pioggia nel pineto”? Forse no . Forse la scrisse per Marina di Pisa, dedicata alla de Rudinì. Ma alla Versiliana trascorse un’indimenticabile vacanza, lavorò all’Alcyone (fatto accertato), cavalcò nudo in groppa al cavallo lungo la battigia, si stordì di libeccio e zaffate di ginestra, si abbandonò al mito delle Apuane, ammirò lontane la Capraia e la Gorgona.

In “Versiliana” egli aveva portato ventinove cani e un’intera scuderia di cavalli. E quando entrava in acqua si trascinava dietro l’intera muta in «un indiavolato frastuono - lo scrisse Gabriellino D’Annunzio - di risa, di gridi, di tonfi, di abbai, di nitriti».

Ora la “Versiliana” è una Fondazione, un prestigioso Festival, un Caffè di incontri e dibattiti: sono mesi di spettacolo e vedettes. Allora bastava lui solo, Gabriele D’Annunzio, che a Marina di Pietrasanta curò la sua depressione, ritrovò il sonno ed ideò un nuovo amore, quello con la contessa Giuseppina Mancini, la “Amaranta”, alla quale scrisse ,“Versiliana” galeotta, lettere di fuoco.

. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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