Il Tirreno

Versilia

Carbonaie, esposto dei cittadini nell’aprile scorso

di Donatella Francesconi
Carbonaie, esposto dei cittadini nell’aprile scorso

A febbraio l’ordinanza della polizia municipale per la sbarra Che ancora non è in funzione e non ci sono le chiavi

3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Aprile 2015, un anno dopo l’intervento di Arpat nell’area tutto intorno alla discarica bonficata delle Carbonaie: i cittadino del comitato “Salviamo Viareggio” scrivano ad Arpat, Comune ed Asl per segnalare i «cumuli di rifiuti, speciali e non, abbandonati impunemente nella zona che è aperta e non controllata». Arpat risponde, a firma di Letizia Franchi: «La soluzione che è stata proposta è quella di chiudere la strada di accesso ai terreni tramite le attuali sbarre in modo tale da non consentire l’accesso ai veicoli privati».

Per capire di quali sbarre si tratti, basta leggere l’ordinanza del Comando di polizia municipale (a firma del comandante Vasco Comaschi) datata 11 febbraio 2015 con la quale di dispone, tra l’altro, che «l’interdizione alla circolazione sarà resa operante, oltre che a mezzo della prescritta segnaletica stradale, anche mediante l’installazione di manufatti, blocchi o barriere che di fatto costituiscano ostacolo al libero transito dei veicoli». Compresa una sbarra munita di chiavi che è quella cui fanno riferimento le risposte di Arpat, quella ai cittadini e quella inviata al “Tirreno” che in questi giorni ha nuovamente mostrato lo stato dei luoghi.

Perché, oggi, la sbarra non sia in funzione è uno dei tanti misteri del Comune di Viareggio. Radio-municipio racconta che se il sistema fosse realmente operativo non avrebbero più accesso all’area cacciatori, pescatori, ma soprattutto i proprietari delle fatiscente bilance, categoria che storicamente non può essere disturbata. Eppure, proprio dopo i sopralluoghi dello scorso anno, Arpat trasmise a Comune, Provincia, Ente Parco e Consorzio di Bonifica Toscana Nord i risultati degli stessi sopralluoghi e «la richiesta dell'assunzione di provvedimenti immediati per il ripristino ambientale sull’area in oggetto». Tra gli interventi indicati anche «la rimozione delle costruzioni precarie e fatiscenti, adibite al ricovero delle imbarcazioni palustri, in quanto costituite prevalentemente da lamiere zincate, plastica e materiale in fibro-cemento, ormai in parte corrosi dalle intemperie, e che, oltre a deturpare il paesaggio, possono costituire fonte di contaminazione delle acque dei canali da parte di metalli, o alla loro sostituzione con materiali idonei». Arpat chiedeva anche «la definitiva tutela delle suddette aree da possibili ulteriori abbandoni di rifiuti». Rifiuti che oggi si moltiplicano in libertà, con buona pace di tutti gli atti che gli Enti (la cui esistenza, a questo punto, appare del tutto inutile alla tutela dell’ambiente cui sono preposti) raccontano di aver messo in campo.

Nell’esposto di aprile - ricorda Emilio Pezzini, “anima” del comitato dei cittadini - era rinnovata anche un’ulteriore preoccupazione: «Soprattutto la vecchia discarica posta a Nord delle ex Carbonaie ci preoccupa in quanto il percolato continua probabilmente a scendere in falda e anche qui, come nell’area circostante, non ci sono recinzioni. Così che avvengono abbandoni di rifiuti anche pericolosi». Ai proprietari delle due aree fortemente inquinate adiacenti alle Carbonaie, nessun Ente ha mai intimato la bonifica. Nonostante siano nomi ultranoti...

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa