Il dolore
Ecco la Versilia del mito
Presentate all’Ariston le 24 stampe da oggi in regalo col Tirreno
CORRADO BENZIO. Raccontare la Storia lì dove è stata vissuta. Come fosse una Tosca sui luoghi di Tosca: da Sant’Andrea della Valle a Castel Sant’Angelo. Un privilegio raro che è toccato a noi del Tirreno alla presentazione dell’iniziativa «Versilia ville e storie».
Narrare – come ha fatto ieri Adolfo Lippi – la storia d’amore fra Gabriele D’Annunzio e Eleonora Duse lì dove si consumò, in quella villa Consigli che oggi è l’hotel villa Ariston a Lido di Camaiore. Ricordare i debiti del Vate e le preoccupazioni della Divina per la sua carriera. E sottolineare che tutto nasceva in Versilia, quando l’Italia scopriva i bagni di mare ed il primo turismo.
Vedere le foto degli anni Trenta di questa dimora neogotica firmata Coppedè e scoprire che la originale e slanciata torretta (oltre 34 metri) non c’è più. Qui sono passati i soldati di Kesselring che dopo l’8 settembre del 1943 temevano uno sbarco alleato e buttarono giù la torre, facile riferimento per i B29, le fortezze volanti americane.
Un destino beffardo per la villa dove il senatore Rolandi Ricci aveva ospitato Benito Mussolini ma soprattutto aveva avuto lunghe frequentazioni con Giovanni Gentile, il filosofo della Nuova Italia, ucciso dai partigiani in un agguato a Firenze che divide ancora oggi.
E poi c’è stato il turismo. Con la tenuta acquistata dai Benelli di Prato, quelli della Superiride, quelli che costruirono la Bussola. Autentici feudatari della Versilia, con proprietà da Focette a Torre del Lago.
E poi l’albergo. Frequentato da Vittorio Cecchi Gori e Rita Rusic, da Julio Iglesias e Silvester Stallone. Dalla bella borghesia produttiva toscana ed emiliana, lombarda e veneta.
Le 24 ville di cui da oggi regaliamo le stampe suscitano ognuna emozioni diverse. Anche in chi le vive tutti i giorni. Alla presentazione c’era Cesare Lazzarini, la cui società immobiliare è titolare di villa Selene, poi Mussolini-Ciano. C’era l’architetto Alessandro Rizzo, prorietario di villa Blanc. C’era Paola Polidori Chini, nipote del grande artista liberty che ha dato al Tirreno la soddisfazione più grande. Si è lamentata che la dimora di Galileo Chini a Lido non fosse inseriti nell’iniziativa. A sottolinearne l’importanza.
Sarà per la prossima raccolta. Oggi indispensabile, se anche il rappresentante dell’Associazione delle ville dei Borbone in Versilia era alla presentazione del libro. Chiamiamolo così questa raccolta di foto che possiamo osservare da tanti punti di vista. Anche da stimolo per le pubbliche amministrazione. Come ha sottolineato il sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto nel suo saluto in veste di padrone di casa.
E lo stesso Del Dotto ci ha suggerito altre ville nel territorio. Come la storica dimora della famiglia Mondadori alle Silerchie di Camaiore.
Mentre la giornata si dipana assaggiando i vini della Maremma prodotti da casa Cecchi, uno degli sponsor, scopriamo che tanti, tutti hanno un loro luogo del cuore, una villa o una casa che per loro resta un simbolo, magari della loro infanzia. Come quella incredibile villa anni Trenta nascosta in via Bertini a Viareggio, amata dall’avvocato Pocci, storico della città.
Non c’è più Piero Ghilarducci, scrittore viareggino, a ricordare quei ricchi che scendevano dalle loro Isotta Fraschini e Bugatti per entrare a villa Argentina, luogo esotico fin dal nome ed infatti vissuta da un nobdildonna portena (cioè di Buenos Aires) .
La storia ha dato questo privilegio alla Versilia – ha ricordato Adolfo Lippi – di vedere fra l’alpe ed il mare le grandi famiglie. Dai Medici nel Cinquecento agli Agnelli nel Secolo Breve. Dalle Signorie del Rinascimento alle Signorie moderne. Dai Capitani di ventura ai Capitani d’Industria, come si chiamarono un tempo i nostri industriali più celebri.
D’Annunzio cavalcava nudo all’inizio del Novecento. E dopo la guerra era Vittorio Valletta, signore della Fiat, a bagnarsi in costume adamitico sull’ancora selvaggia spiaggia di Focette. E allora alla fine della presentazione ci coglie un senso di sgomento. Quanto ancora c’è da raccontare, scavando sulla nostra Versilia. Scoprendo, intanto, che l’interesse per la nostra storia ed i suoi simboli più vivi è forte, passionale, diremmo quasi decisivo per la loro salvaguardia.
L’ultima delle 24 grandi stampe è il Giardino di Turandot. Non tutti ne conoscono il degrado. Oggi non potranno dire, non sapevamo.
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