Il Tirreno

Versilia

PALAZZO MEDICEO

Bianca Cappello e Francesco Uniti da Eros e Tanatos

di ADOLFO LIPPI
Bianca Cappello e Francesco Uniti da Eros e Tanatos

di ADOLFO LIPPI Al palazzo detto “Mediceo” di Seravezza, si consumarono affari, intrighi politici, amori straordinari. Vi furono coinvolti i Medici , principi restaurati di Firenze dal 1532,...

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di ADOLFO LIPPI

Al palazzo detto “Mediceo” di Seravezza, si consumarono affari, intrighi politici, amori straordinari. Vi furono coinvolti i Medici , principi restaurati di Firenze dal 1532, Michelangelo, la splendida Bianca Capello , amante e poi moglie del Duca Francesco.

È un palazzone austero, ha torri angolari, è quasi fortezza, il “Mediceo”. Sorge sulla sponda del Vezza che ogni tanto straripa e fa danni criminali. Adesso vi si celebrano mostre sontuose. È visitatissimo. È un ultimo scampolo di Medio Evo in Versilia o se si vuole il primo anticipo di rinascimento manierista fiorentino. Lo si deve, come architetto, all’Ammannati Bartolomeo , che aveva fatto già fatto su committenza dei Medici, la riorganizzazione di Palazzo Pitti e creato, di suo, la fontana del Nettuno in piazza della Signoria a Firenze.

Anche a Seravezza l’Ammannati (qualcuno, non va sottaciuto, ne contesta l’attribzione, ma tant’è) lasciò un segno d’acqua: il pozzo al centro del cortile sormontato, a suo tempo, da un pluteo di marmo adornato da una gigantesca trota. Era stata pescata a Ruosina dalla duchessa Maria Cristina durante una pesca di svago sul fiume ruggente che precipita a salti dalle Apuane. L’Ammannati gratificò l’evento con questa scultura.

Ma di segni medicei la Versilia è piena. I fiorentini lottarono per secoli contro lucchesi, genovesi, pisani, per aprirsi una via al mare. Poi, grazie alle armi congiunte di Carlo V e del Papa (quella volta lì alleati di ferro), essi ebbero la Versilia, con Seravezza e Pietrasanta, così come a sud ebbero, e la resero città, Livorno e giù giù la Maremma. I Medici erano governanti illuminati. Si circondavano di letterati, artisti, ingegneri . Non solo misero mano agli statuti e imposero a Firenze il principato (dopo la Repubblica di Savonarola), ma , soprattutto, costruirono. Il porto di Livorno ne è l’esaltante esempio.

Il palazzo di Seravezza invece la dice lunga sull’amore di quella dinastia alle materie prime. Fossero vissuti oggi avrebbero lottato per il petrolio o il plutonio.

Allora invasero la Versilia per due motivi: il marmo delle Apuane e l’argento delle miniere sopra Ruosina. Poi c’è un terzo motivo: Seravezza era un’utile punta di passaggio per l’Emilia e là c’erano i Malaspina che bisognava tener sotto controllo. E contenere nelle loro ambizioni. Fu il marmo e connettere Michelangelo con i Medici.

Il Buonarroti non era stato di loro parte. Anzi. Aveva, su mandato dei popolari repubblicani, diretto le fortificazioni contro gli eserciti imperiale e papale. Ed il Davide posto all’ingresso di Palazzo Vecchio era il simbolo stesso della repubblica fiorentina.

Ma Michelangelo, a sconfitta subita, era riconosciuto da tutti talmente genio che fu subito imbarcato dai nuovi principi padroni e inviato a Pietrasanta a strappar marmi alle Apuane. Michelangelo, notoriamente, lavorava su Carrara. Siccome però per una brutta questione di tangenti s’era inimicato i carrarini, egli lestamente mutò cave. E salito su Seravezza, nuova proprietà medicea, s’innamorò dei blocchi apuani versiliesi e convenne coi principi di usar la materia, un bianco fine, puro, leggero a scolpire, per fasciar di bellezza la facciata di San Lorenzo, in . Firenze. In Pietrasanta vi sono tutte le tracce di questa pratiche tra i Medici e l’artista. Poi la facciata di San Lorenzo resterà incompiuta,. come la maggior parte delle chiese fiorentine, da Santa Croce a Santa Maria del Fiore.

Nelle vicinanze del Mediceo vi sono ancora tracciati i tronconi di una strada ideata da Michelangelo,che avrebbe voluto portare i blocchi giù al Forte. Purtroppo però i progetti rimasero in carta. Michelangelo fu convocato a Roma dal Papa per un incarico che non poteva rifiutare: la pittura ad affresco della Cappella Sistina. Così egli lasciò le Apuane ad altri, ad esempio al Giambologna (Jean de Boulogne, fiammingo) che fu il primo a far arrivare i marmi versiliesi alla marina passando proprio da Seravezza. Per quanto riguarda l’argento seravezzino Cosimo I, sembra, che ne fosse così fiero da darne una quantità a Benvenuto Cellini perchè lo usasse per una sua magnifica statuina.

L’estrazione dell’argento è stata abbandonata anni fa. Chi rallegrò poi e fece chiacchierare parecchio il “Mediceo” fu però la principessa Bianca Capello, giovanetta veneta (dinastia Morosini), la cui vita è una appassionante fiction.

Scappata da casa a sedici anni con un nobile fiorentino, Pietro Buonaventuri, lo sposò e venne ad abitare in Toscana. Era talmente bella, elegante, fascinosa che presto di lei s’incapricciò Francesco de’ Medici , figlio di Cosimo. E ne divenne l’amante. Siccome non potevano troppo in contrarsi in Firenze lui la conduceva a Seravezza. E qui il loro amore arse. Presto il marito di lei morì avvelenato, da chi non fu dato sapere, ma certi sospetti erano più che legittimi. Presto morì di parto la legittima moglie di Francesco.

Così i due amanti poterono sposarsi e viver lieti. Vissero spessissimo in Versilia. Trascorsero le giornate tra tornei, gare di poesia, battute di pesca nel Vezza. Poi però ambedue morirono misteriosamente. Che al Mediceo, nelle notti di luna, vaghino ancora i loro fantasmi?

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