Gioco
Le ville della Versilia fra l’arte e la storia
Ventiquattro fotografie da collezionare in regalo con il Tirreno dal 28 luglio. Si comincia da Palazzo Mediceo che ospitò la bellezza conturbante di Bianca Cappello
Scriveva. Camilla Cederna che la Versilia era «una villa di campagna con uso del mare». Poche definizioni sono così azzeccate, ma soprattutto rovesciano totalmente convinzioni e luoghi comuni.
La Versilia non è turismo sguaiato che si tuffa in mare e tiene la musica alta all’ombrellone. Non è happy hour né apericena sbracato e anti-igienico. La Versilia era (è ancora) vivere queste ville immerse nel verde e poi, semmai fare un salto al mare, magari al tramonto. Su quella spiaggia dove vanno i bambini, ma dove i grandi si avveturano quando è meno calda e le tende sono meno affollate.
Il Tirreno ha voluto raccontare questa Versilia che ancora esiste e si eterna. Dalla villa che Paolina Bonaparte volle sulla spiaggia di Viareggio per incontrare Giovanni Pacini, musicista alla corte di Lucca e suo amante, fino alle moderne dimore che Giovanni Michelucci ha designato per la nobiltà e la borghesia toscana fra gli anni Trenta e i Sessanta.
Dimore come Villa Vittoria a Forte, progettata per la famiglia Contini-Bonacossi, fino a villa Simonetta sul lungomare del Lido. Oggi di proprietà di un imprenditore empolese, ma che fu anche la dimora – negli anni ruggenti –di Giorgio Marina Nicola Mendella, uno dei finanzieri ruspanti e ruggenti che ben si attangaliavano alla Versilia di fine anni Ottanta. E non a caso villa Simonetta si trova a fianco di Bussoladomani, la Broadway “de noantri” negli anni della Milano da Bere. Quando davanti al tendone fioccavano i locali – compreso il mitico Patriarchino di Enzo Borocchini – e l’hotel Ariston ospitava quelle che oggi chiamiamo le celebrity.
Che storia quelle delle nostre ville. Pensiamo proprio all’Ariston. Che nel Dopoguerra i fratelli Benelli di Prato (quelli della Supeiride e del pupazzo Riccardone nei caroselli pubblicitaro dell’epoca) trasformarono in grand hotel, con una grande intenzione da par loro.
Dietro i Benelli c’è anche la storia della Bussola e di Bussoladomani. Come dietro gli Agnelli non c’è solo Vestivamo alla Marinara (uscito giusto 40 anni fa per Mondadori) ma anche un’idea tutta particolare di Versilia. Se Viareggio negli anni Trenta era la vetrina del Regime e la Passerella dei gerrachi in lino bianco vestiti, Forte rimarrà sempre chiusa alla nuova classe dirigente, peraltro troppo grossier per pareggiare con gli Agnelli, i Corsini, i Contini Bonaccossi, gli stessi Siemens, industriali tedeschi. E ancora i Pesenti, i Ferragamo, i Pucci, i Biondi Santi (inventori del Brunello di Montalcino). Gli Agnelli, secondo Ripa di Meana (che peraltro è nato a Fiumetto), non permisero che Forte diventasse fascista. Giorgio Giannelli – giornalista di razza e testimone di un secolo di Versilia – parla di un Avvocato tornato a Forte in licenza e redarguito dalle autorità locali perchè pare che in villa ascoltasse a tutto volume dischi di «musica negra», così in Italia veniva chiamato il jazz.
Sulle ville si accumulano storie su storie, vicende su vicende, pettegolezzi su pettegolezzi. Fin dai secoli più oscuri. Sulla Rocca di Sala a Pietrasanta ha vissuto Paolo Guinigi, signore della Lucca. Famoso per le sue imprese ma anche come marito di Ilaria del Carretto, morta giovane il cui sepolcro fu affidato a Jacopo della Quercia che ne fece uno dei capolavori della scultura italiana del Quattrocento.
E siamo sinceri non è stato facilissimo selezionare 24 foto sulle centinaia che hanno fatto in un modo o nell’altra la storia della nostra riviera. Pensiamo a villa Bindi (quelli dei dolci, ovvero di Fantasia nel dessert) a Marina di Pietrasanta , alla pensione Alpemare, oggi villa Bocelli a Vittoria Apuana. Pensiamo alla villa dove passò le vacanze e morì a Focette Giuseppe Valletta, l’uomo che fece grande la Fiat nel Dopoguerra.
E che dire di villa Mondadori alle Silerchie, sopra Camaiore. E a casa Botero e alla villa-laboratorio di Igor Mitoraj. E vedendo al passato a Lido di Camaiore c’è la villa di Galileo Chini, il grande artista liberty autore del Margherita, casa oggi trasformata dagli eredi in una dimora d’epoca che ospita turisti amanti dell’arte. E i Borboni che ci hanno lasciato anche la Vallina con la sua bella torre , fra Ponte di Sasso e pian di Mommio? Oltre naturalmente la grande villa nella pineta di Levante e quella alle Pianore.
Ma diciamo anche che tante dimore sono state demolite, in nome quasi sempre della speculazione edilizia. Come la villetta con giardino posseduta da Peppino di Filippo in via Marco Polo, abbattuta negli anni Settanta per far posto ad un brutto condominio. La storia delle ville è la storia della Versilia. E ha portato con sè anche importanti conseguenze. Come il diffondere della grande ristorazione, prima viareggina poi versiliese. Perchè chi frequenta gli alberghi finisce per mangiare in casa. Chi invece vive in villa ha voglia di uscire e esplorare i locali della Riviera.
Accadeva già ai tempi negli anni Trenta. Susanna Agnelli ricordava la puntata settimanale di tutti i fratelli per andare da Forte a Viareggio a cenare dal Buonamico (locale che esiste ancora oggi). Un’abitudine che si è consolidata nel dopoguerra e con il boom economico. Quando locali come Tito del Molo, la Costa dei Barbari, il Garibaldino vengono immortalati nei film che raccontano il Boom.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
