Il Tirreno

Versilia

«Un ragazzo d’oro che amava il calcio e sognava la Maturità»

di Francesco Turchi
«Un ragazzo d’oro che amava il calcio e sognava la Maturità»

Comunità in lutto, sotto choc amici e dirigenti del Vinci «Pensava già a come prepararsi per l’esame del prossimo anno»

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EMPOLI. «Yacouba pensava già alla maturità del prossimo anno. Chiedeva informazioni a tutto noi che abbiamo appena dato l’esame. Con lui ho condiviso tantissimi bei momenti e la passione per il calcio. Gli volevamo tutti un gran bene. E ora siamo qui, sconvolti, a chiederci il perché di questa tragedia». Simone Diretto ha perso un amico vero, «un ragazzo splendido». Pieno di energia. E di sogni. Cullati tra la sua casa di Sant’Andrea, frazione di Empoli - dove viveva con il fratello, la sorella e i genitori - le aule dell’Istituto tecnico industriale Ferraris Brunelleschi e i campi di calcio, che lo vedevano protagonista con la maglia del Vinci nel campionato provinciale Juniores.

«Aveva un carattere solare. Era simpatico, gli piaceva scherzare e sapeva relazionarsi con tutti. Era stato promosso in quinta e già pensava a come prepararsi nel migliore dei modi all’esame di maturità». Magari continuando anche a giocare a calcio: «Lui e suo fratello Megoro - racconta Giacomo Bachi, che nella scorsa stagione era accompagnatore della squadra Juniores del Vinci - dovevano prendere una decisione. Per noi le porte era spalancate, visto che stiamo parlando di ragazzi spettacolari, che non hanno mai creato il minimo problema».

Il lumicino di speranza che ancora c’era in fondo al cuore di chi conosceva Yacouba è stato spazzato via ieri mattina, quando il suo corpo è stato avvistato a Viareggio: «Fino all’ultimo - confida Andrea Zaccardo, dirigente del Vinci - ho sperato che si trattasse di una bravata, anche se a Yacouba non ne ho mai viste fare. Anche se mi rendevo conto della realtà, ho voluto pensare che fosse scappato e che gli amici lo stessero coprendo. Non volevo credere a una tragedia così grande». Che si è materializzata in tutta la sua crudeltà nella mattinata di ieri: «La notizia della morte di Yacouba è stata devastante. Ho parlato con tanti suoi compagni di squadra, sono traumatizzati. Perdere un amico di 21 anni - oltretutto in questo modo - è uno choc. Ed è un colpo al cuore per tutti. Perché abbiamo conosciuto e apprezzato questo ragazzo per l’equilibrio e la serietà, che gli erano stati insegnati da una famiglia perbene», arrivata dieci anni fa dalla Costa d’Avorio e perfettamente integrata nella comunità locale. Che ieri mattina è sprofondata nel baratro e si è stretta intorno ai Bamba, nella loro casa popolare di Sant’Andrea, a pochi passi dal circolo del paese, raggiunta da decine di messaggi di condoglianze.

«Dio l’ha chiamato», aveva detto la mamma del ventunenne giovedì pomeriggio, quando le ricerche erano ancora in corso, ma le speranze di trovare Yacouba vivo erano praticamente nulle. Poi aveva comunque trovato la forza - dietro al suo velo giallo, stringendo in mano il rosario musulmano - per alimentare il sogno impossibile: «Preghiamo e speriamo». Ma il miracolo non c’è stato. Restano soltanto lacrime e dolore.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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