Il Tirreno

Versilia

Il commento - Morto in mare a 21 anni, quel ragazzo era anche figlio nostro

Valentina Landucci
La mamma di Yacouba Bamba (foto Agenzia Sestini)
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La mamma di Yacouba Bamba (foto Agenzia Sestini)

Due comunità, Viareggio ed Empoli, nel vivere loro malgrado questa tragedia hanno saputo dare e danno una lezione a quanti, alla notizia del ritrovamento del corpo del ventunenne, hanno perso l’occasione di tacere riversando il proprio odio razziale, la propria ottusa xenofobia, il proprio più becero qualunquismo sui social network

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C’è un ricordo che ogni tanto riaffiora nella mia testa quando succedono tragedie come quella del giovane Yacouba Bamba, 21 anni, che un pomeriggio di sole si è tuffato in acqua e non è più riemerso. Io bambina in spiaggia, l'immagine di mio padre che si alza di corsa dalla sdraio e spinge in acqua il pattino di salvataggio dello stabilimento insieme al bagnino. Da giovane, come tanti viareggini, aveva lavorato sulla spiaggia. E anche se poi la vita lo ha portato a fare tutt’altro mestiere ha continuato, da adulto, da aiutare quando in mare qualcuno era in difficoltà.

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È una cosa che la gente di questa città, le cui fondamenta sprofondano nell’acqua salata, ha nel suo dna.

Per questo non mi ha stupito che, come faceva mio padre, non appena si è sparsa la voce, mercoledì pomeriggio sull’affollata spiaggia della Darsena, di un giovane disperso in mare si siano mobilitati in tanti per le ricerche: con le barche, i pattini, a nuoto. Gente semplice accanto ai professionisti di queste emergenze, la Capitaneria, i vigili del fuoco, i bagnini. E mentre militari e volontari cercavano, sulla riva mamme, papà, ragazzi, guardavano l'orizzonte tra speranza e angoscia. Yacouba è stato in quei momenti, e continua ad essere ora che il mare ci ha restituito il suo corpo, figlio, amico e fratello di ciascuno di loro, di ciascuno di noi.

Viareggio è quella donna con il figlio in braccio scolpita sul molo (la scultura è di Inaco Biancalana riprodotta dal carrista Gionata Francesconi) che aspetta il ritorno del suo uomo scrutando il mare. Viareggio sa che non sempre chi va per mare ritorna. E per questo Viareggio è vicina a Empoli, alla gente del quartiere di Sant’Andrea, che piange uno dei suoi ragazzi.

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Due comunità che nel vivere loro malgrado questa tragedia hanno saputo dare e danno una lezione a quanti, alla notizia del ritrovamento del corpo del ventunenne, hanno perso l’occasione di tacere riversando il proprio odio razziale, la propria ottusa xenofobia, il proprio più becero qualunquismo sui social network.

Mi illuderei se credessi che chi - fortunatamente una minoranza - ha lasciato libero sfogo a quella che Umberto Eco ha definito con una sola parola, imbecillità, possa davvero imparare qualche cosa dalle parole di affetto e vicinanza degli empolesi verso la famiglia di Yacouba, dagli sguardi carichi di speranza e angoscia dei viareggini in riva al mare.

Ma poi, dalle pagine del mio giornale, guardo negli occhi la mamma di Yacouba e, pensando a mio figlio, preferisco illudermi.

Ragazzo morto, qualcuno si deve vergognare. Il Buonasera Toscana del caporedattore centrale Fabrizio Brancoli

Posted by Il Tirreno on Venerdì 24 luglio 2015

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