La protesta
«Acqua putrida usata alle Dune» Imprenditore finisce sotto accusa
Avrebbe rifornito hotel, bar e generi alimentari situati nel complesso con una cisterna non sigillata riempita anche dalla pioggia. La Procura: «Liquido corrotto da foglie marce e feci di animali»
LIDO DI CAMAIORE. Per venti giorni, i più caldi d’agosto, avrebbe rifornito l’intero complesso immobiliare delle Dune di acqua putrida. Contenuta in una cisterna rifornita in parte da acqua piovana, e in parte da un allaccio abusivo all’acquedotto. Una cisterna - secondo la Procura - non sigillata, tanto che all’interno sono state trovate foglie marce e persino feci di animali. Con gravi rischi per le numerose persone che consumavano quell’acqua.
A finire sotto inchiesta è Maggiolino Pagano, 79 anni, originario del Lazio e residente a Viareggio. Pagano, all’epoca dei fatti - siamo nell’agosto del 2014 - è titolare della società Le Dune srl, a cui fanno riferimento per il servizio di fornitura dell’acqua le varie attività presenti nel complesso immobiliare di Lido: hotel, bar, ristorante, negozi di generi alimentari.
Proprio in quel periodo scoppia l’allarme per l’acqua alle Dune. L’Asl, infatti, svolge alcuni controlli in zona e scopre la presenza della cisterna di rifornimento, che contiene appunto acque non salubri. Da lì l’ordinanza per la non potabilità firmata dal sindaco Alessandro Del Dotto.
Questo episodio apre il vaso di Pandora. Si viene a sapere, infatti, che a chiedere il controllo dell’Asl era stata la società Gaia, il gestore del servizio idrico. Tra Gaia e la società Le Dune, infatti, era sorto un contenzioso per bollette dell’acqua non pagate, pare per cifre di centinaia di migliaia di euro. Fatto sta che dopo segnalazioni e avvisi, la società idrica aveva provveduto al distacco dell’utenza. Questo provvedimento, però, non aveva suscitato reazioni. E a quel punto Gaia si era insospettita. L’ipotesi fatta dal gestore, insomma, era che il privato avesse trovato il modo di rifornirsi di acqua in maniera abusiva.
Fatto sta che il controllo dell’Asl, oltre ad accertare la presenza di questo allaccio non autorizzato all’acquedotto, metteva nel mirino le scarse condizioni igieniche di approvvigionamento idrico del complesso.
In particolare, secondo la Procura di Lucca la cisterna di rifornimento raccoglieva sia l’acqua rubata dalla rete pubblica che la pioggia proveniente dal tetto della tensostruttura adiacente alla piscina dell’hotel. Il liquido - secondo l’accusa - veniva corrotto dalla presenza di foglie marce e feci di animali, finiti nella cisterna grazie al fatto che era sì foderata, ma non completamente chiusa. Da questa cisterna usciva l’acqua usata per tutte le attività commerciali. L’avvocato Filippo Tacchi, legale dell’indagato, commenta così l’inchiesta del pm Lucia Rugani giunta alla conclusione. «Contestiamo tutti gli addebiti, se si andrà a processo ci difenderemo».
@matteotuccini
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