Gioco
Festival Gaber nel mirino di un misterioso writer
Apparse nella notte decine di immagini del Signor G e una frase: «Io non mi sento un camaiorese, ma per fortuna o purtroppo lo sono». Il sindaco: «Una goliardata»
CAMAIORE. «Io non mi sento camaiorese, ma per fortuna o purtroppo lo sono». Questa la didascalia sopra un murales raffigurante il profilo di Giorgio Gaber apparsa, nella notte tra martedì e mercoledì, praticamente ovunque a Camaiore.
Un messaggio criptico che vuole forse essere una critica alla recente versione (itinerante) del festival Gaber spuntato dappertutto, da Montemagno a Casoli, da Greppolingo a Carignoni, da Frati al centro storico. Il murales, che nasconde la mano di un artista, è stato scoperto con sorpresa dai camaioresi ieri mattina: impossibile non vederlo. Il profilo del Signor G era ovunque, anche vicino al fontana all'ingresso del Paese, davanti la statua e la casa del cantautore milanese a Montemagno, e persino sul retro del palco dello stesso festival in piazza XXIX Maggio. Un messaggio di poche parole e una sigla come firma: Rhd15Cwp.
La protesta probabilmente prende di mira l’ultima versione, quella itinerante, del festival Gaber, giudicata, da alcuni detrattori, distante sia dalla cultura e dalle tradizioni di Camaiore che dall’opera del teatro canzone di Giorgio Gaber.
Un tema sul quale la stessa Dalia Gaberscik, qualche giorno fa, si era espressa: «L’obiettivo è avvicinare a Gaber chi è culturalmente distante o addirittura agli antipodi del suo lavoro». Quel che è certo è che Camaiore ha subito, notte tempo, questa pacifica invasione di murales: qualcosa di simile, mesi fa, era successo a Viareggio con un immagine che fece discutere, quella del Burlamacco impiccato sul muro di Palazzo delle Musa.
Se Dalia Gaberscik preferisce non commentare l’accaduto, non si sottrae invece il sindaco di Camaiore, Alessandro Del Dotto. «Il Comune di Camaiore – dice - si riserva di sporgere denuncia per atti vandalici e danno al patrimonio contro chi ha disegnato senza autorizzazione su muri e pareti del centro storico e di diversi altri luoghi. L’amministrazione tiene a far notare che l’affetto e il successo di questo importante evento culturale è testimoniato dal tangibile e costante “tutto esaurito” non solo della platea, bensì anche dei pubblici esercizi del rinato centro storico. Una goliardata – aggiunge il primo cittadino - che era forse più interessante come iniziativa di provocazione culturale sul tema dell’appartenenza. Spero non sia l’iniziativa di qualche isolato viareggino deluso. Al di là della simpatica parafrasi, il potenziale vandalico di certi atti non può essere tollerato. Non di meno, il successo di pubblico e di afflusso in centro testimonia che la memoria di Giorgio Gaber è sentita in questa terra così come nelle numerose città del Festival 2015: come dire, Gaber è figlio adottivo di questa terra». Quindi Camaiore cancellerà i murales? «Purtroppo, devo aggiungere – dice Del Dotto – perchè sono opere ben fatte, intelligenti. Avrebbero sicuramente trovato posto, come provocazione culturale, anche all'interno del festival stesso. Pare quasi – conclude sorridendo – una appendice delle strade di notte, in versione locale».
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