Il Tirreno

Versilia

Torna il cattivo odore «Ora la Morina va chiusa»

di Donatella Francesconi
Torna il cattivo odore «Ora la Morina va chiusa»

Nella notte tra lunedì e martedì un cappa di maleodoranza sulla città Trinchese, Baldini e Pacchini: da cinque anni l’impianto Sea andava trasferito

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VIAREGGIO. È tornato: l'odore che appesta l'aria a Viareggio senza che vi sia soluzione ha avvolto la città come una cappa nella notte tra lunedì e martedì. Da tempo Arpat ha individuato nell'impianto di compostaggio del verde, alla Morina, la sorgente della terribile puzza. Tanto che tra fine 2013 e 2014 Sea risorse, impresa dei rifiuti pubblico-privata, ha dovuto ottemperare alle undici prescrizioni della Provincia (l'Ente che ha autorizzato l'impianto). Tra queste anche quella che richiama Sea ad indicare come intenda contenere le emissioni odorigene. L'impianto è stato oggetto di lavori per trecentomila euro, come dichiarato nel giugno dello scorso anno dall'amministratore delegato di Sea risorse, Alberto Corsetti, ma oggi l'odore è tornato, prepotente.

Un quadro apparentemente "normale", quello della Morina intorno alla quale si “agitano” analisi, lavori, prescrizioni, procedimenti avviati e conclusi. Se non fosse che l'impianto di compostaggio non dovrebbe essere, e da tempo, dov’è. Ovvero in piena area del Parco naturale, così che nel 2010 - in fase di autorizzazione che la Provincia doveva rilasciare - il via libera arrivò «purché si proceda con gli atti e le procedure, peraltro già avviate, per trasferire l'attività al di fuori delle aree soggette al Piano per il Parco». La determina della Provincia numero 483 del 27 gennaio 2010 è considerata la prima autorizzativa dell'attività dell'impianto. Ma viene specificato proprio dal Parco, per quanto di competenza, che l'impianto deve essere spostato. A Sea risorse viene prescritto di presentare una relazione sullo stato di avanzamento del procedimento di trasferimento, con cadenza semestrale a partire da entro un mese dal rilascio dell'autorizzazione. Relazione che - scrive la Provincia (dirigente Roberto Pagni) deve essere presentata «entro 30 giorni dalla data di notifica del presente atto», ovvero febbraio 2010. Sentito sull'argomento dal "Tirreno" qualche mese fa, Corsetti ha dichiarato: «Non avevamo interesse a cercare altre aree...». Perché spostare l'impianto, «come minimo è un costo».

Il risultato è che tutti gli Enti competenti hanno agito, sulla Morina, come se la prescrizione fondante dell'autorizzazione rilasciata nel 2010 fosse carta straccia. Oggi, sulla base di questo quadro, il consigliere comunale della Lega, Alfredo Trinchese, scrive a Comune (assessore all'ambiente Alessandro Pesci e dirigente ufficio ambiente), Provincia (dirigente del settore ambiente Roberto Pagni), presidente del Parco (Fabrizio Manfredi) chiedendo «la chiusura della Morina in verificata ipotesi sussistano presupposti di fatto e giuridici a tale fattispecie ed in ogni caso che venga disposto l'immediato trasferimento del sito». Trinchese, insieme a Massimiliano Baldini (capogruppo Movimenti cittadini) e Maria Pacchini (capogruppo Lega) motiva così la richiesta: «L'impianto della Morina continua ad operare in maniera e modalità del tutto non consone all'ambiente circostante e non ci sono notizie certe e verificabili circa lo stato di avanzamento del procedimento amministrativo ed operativo del trasferimento dell'impianto stesso ad altro sito che avrebbe dovuto essere completato per il novembre 2015, come da documentazione acquisita».

I tre consiglieri chiedono «che venga disposta la chiusura dell'impianto entro e non oltre dicembre 2015. Eventuali ritardi da parte di Sea Risorse nell'operare come avrebbe dovuto attraverso il disbrigo di tutte le operazioni amministrative, tecniche e pratiche di ricerca di un nuovo sito non devono ricadere sulla cittadinanza e dunque si chiede che il sito venga chiuso anche in assenza di un comportamento diligente di Sea, che finirebbe per vedersi riconosciuto il diritto ad operare proprio in assenza di un suo doveroso comportamento. Si invita l'Ente Parco a prendere posizione netta sulla vicenda a tutela del patrimonio ambientale cui è deputato denegando il diritto a proseguire nell'attività di messa in riserva e compostaggio. E mantenendo la stessa rigidità che ha avuto su altre questioni inerenti l'impatto ambientale».

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