Sicurezza
Scattano foto in una caserma: due studenti a processo
Viareggio: i ragazzi, appassionati di fotografia, volevano realizzare un servizio: «Pensavamo fosse abbandonata». Ma il giudice li ha rinviati a giudizio con l’accusa di aver violato un luogo coperto da segreto militare
VIAREGGIO. Scattano foto in una caserma dell’esercito, con l’idea di fare un servizio. Ma per due studenti di venticinque anni, appassionati di fotografia, l’idea - all’apparenza suggestiva - rischia di costare cara: verranno processati con l’accusa di aver violato un luogo coperto da segreto militare. E, se giudicati colpevoli, rischiano fino a cinque anni di carcere.
Una storia incredibile, con tendenza al grottesco. Perché Tommaso Fontana e Leonardo Bertuccelli, entrambi viareggini - anche se da tempo vivono a Firenze dove studiano - sono tutto meno che pericolose spie. Eppure è con questa accusa - poi ridimensionata - che nel giugno del 2013 vengono fermati, dopo essersi introdotti nella caserma Predieri di Firenze.
I fatti, come detto, risalgono a due anni fa. Tommaso e Leonardo amano la fotografia: il primo la coltiva come passione, il secondo la studia in un centro specializzato di alto livello. L’amore per gli scatti li porta a cercare sempre nuovi soggetti, nuovi punti di vista e - perché no - nuove storie. In fondo i fotografi non sono così diversi dai giornalisti: anche loro cercano lo scoop. E nell’estate del 2013 i due amici sembrano avere l’idea giusta.
Su un sito web, infatti, trovano una mappa dei luoghi abbandonati in Toscana: tra questi - raccontano i due ragazzi - si fa il nome della caserma Predieri. Anzi, per la precisione di una sua succursale, che sarebbe in disuso.
Fatto sta che l’11 giugno i due ragazzi si introducono in questi locali tramite un pertugio. Cominciano a scattare foto, ma a un certo punto suona un allarme. Probabilmente hanno superato una fotocellula. E in pochi secondi succede il finimondo.
Sul posto arriva il contingente di guardia che urla: «Buttate giù le armi!». Ma in realtà quelle che i due studenti hanno in mano sono macchine fotografiche. Fatto sta che i due alzano le mani, e alla svelta.
I due giovani vengono consegnati ai carabinieri; le foto - circa 120 - sequestrate. In un primo momento, vengono accusati addirittura di spionaggio militare, per essersi introdotti nella caserma e aver scattato delle foto. Poi si chiarisce che non hanno ritratto armamenti: vengono rilasciati e indagati a piede libero per violazione dell’articolo 260 del codice penale. E cioè introduzione clandestina in luoghi militari. Loro si difendono: «Pensavamo si trattasse di una caserma abbandonata, non abbiamo scavalcato alcun muro di cinta». La Procura, però, chiede il rinvio a giudizio. E nell’udienza preliminare di venerdì scorso il gup del tribunale di Firenze li manda a processo. «I due ragazzi sono vittime di un equivoco clamoroso - afferma l’avvocato Aldo Lasagna, che li difende nella vicenda - Hanno agito in buona fede e senza alcuna volontà sovversiva». Il processo inizierà il 3 marzo 2016.
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