Morì per infarto, condannati due medici
La tragedia al "Versilia" di Rodolfo Giannotti, 49 anni. Per l’avvocato Maffei "è un errore giudiziario", ma la famiglia replica: "Potevano salvarlo"
SERAVEZZA. Rodolfo Giannotti poteva essere salvato, o comunque curato meglio in quei drammatici frangenti. Per questo i due medici che erano di turno al pronto soccorso del Versilia il 22 febbraio del 2013 sono stati condannati per omicidio colposo. Un anno con la condizionale è la pena del Tribunale di Lucca per Luca Dellatommasina e Daniela Castellani.
Secondo il giudice i due medici potevano evitare la morte di Giannotti, 49 anni all’epoca, che quel giorno alle 7 di mattina accusò forti dolori al petto. Arrivò a casa il 118 che portò l’imprenditore al "Versilia". L’uomo fu sottoposto agli accertamenti di rito per un sospetto infarto. Tra questi l’elletrocardiogramma ed il rx al torace. Tutto negativo, si preparavano le dimissioni, visto che il dolore era anche scomparso. Poi le condizioni del Giannotti peggiorarono e l’uomo spirò in serata, nonostante un estremo tentativo di salvarlo con un intervento chirurgico.
Per la sbagliata o mancata diagnosi, i due medici del "Versilia" sono stati denunciati dai famigliari. E’ arrivato il rinvio a giudizio e ieri c’è stata la sentenza a Lucca. Da segnalare che la pubblica accusa, sostenuta dal dottor Fabio Origlio, aveva chiesto l’assoluzione per uno dei due sanitari del pronto soccorso. Si tratta di Luca Dellatomasina, che Origlio riteneva non responsabile di quanto successo. Ma il giudice ha deciso diversamente, stabilendo la condanna e anche un rimborso provvisionale dei danni alla famiglia, fratelli e figli costituitisi parte civile.L’avvocato Graziano Maffei, famoso legale viareggino, è il difensore dei due medici. Maffei così commenta la sentenza di Lucca: «E’ un errore giudiziario. Che è frutto degli errori commessi in precedenza dai consulenti. Credo che la sentenza verrà riformata in Corte d’Appello».
«Un errore giudiziario? Non credo proprio che un anno di condanna a due medici possa considerarsi tale». A rispondere all'avvocato viareggino Graziano Maffei è Maria Grazia Menozzi, avvocato del foro di Massa che insieme al collega Alessio Fini ha difeso la famiglia nel processo che ha fatto seguito alla morte del 49enne Rodolfo Giannotti.
"È un dato inequivocabile - prosegue l'avvocato Menozzi - che non si sia trattato di un infarto ma una dissecazione aortica ascendente. Rodolfo è entrato in ospedale per un forte dolore al torace e alle 8.30 c'era già una radiografia che segnalava una anomalia dell'arco aortico. Tant'è che il medico che l'ha accolto al pronto soccorso nel suo esame obiettivo ha anche prescritto i corretti esami da svolgere, ma la Castellani ha soltanto dato al paziente una fisiologica e per un altro esame bisogna attendere le 16.30".
"Diverso - prosegue - è il discorso per Dellatomasina: il pm Origlio ha fatto richiesta di assoluzione, ma solo perché il medico è entrato di turno nel pomeriggio; e comunque anche la pubblica accusa ha sottolineato la condotta negligente di Dellatomasina, che dunque non è esente secondo noi da responsabilità. Non dimentichiamoci che in sede dibattimentale - rivela l'avvocato - il medico legale Marco Di Paolo ma soprattutto il primario di cardiochirurgia-uomini dell'Opa di Massa Marco Salinas hanno sottolineato che un intervento tempestivo non solo avrebbe salvato la vita di Rodolfo Giannotti ma sarebbe stato curativo a lungo termine. E i rischi di operare su un paziente di 49 anni senza precedenti problemi cardiaci, come testimoniato dallo stesso Salinas, sono pari a zero".
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