Sicurezza
Panchine distrutte e prati gialli: signori è la Città Giardino
Sembra che sia saltato anche l’impianto di irrigazione E la sera le presenze non sono il massimo della sicurezza
VIAREGGIO. Si preannuncia da oggi un weekend di fuoco. Non solo per il caldo, ma per l’arrivo di turisti, villeggianti, pendolari.
Firenze brucia, dal caldo. Parma e Milano non sono da meno. Già ieri non si trovavano camere libere da Tdl a Vittoria Apuana.
Un tempo a Viareggio lo sbarco in massa di pistoiesi ed empolesi avveniva al grido «Aiuto, arrivano gli scioani». Nel senso che arrivavano un po’ bruttarelli. Col quarratino che aveva il combinato sandalo-calzino tipico del bavarese (altra tipologia di turista sparita dalla Versilia) e poi al mare urlava alla figlia frasi del genere. «Dove hai messo la pettina?» oppure «Andiamo a merendare?».
Oggi dobbiamo ringraziare che gli scioani (per inciso è una popolazione dell’Abissinia) vengano ancora, nonostante le pessime condizioni della città.
«Ma Del Ghingaro cosa fa? Se ero in lui mi frugavo in tasca e li pagavo io una decina di giardinieri, tanto per dare un segnale?» commenta un bagnino. Il problema che una decina di giardinieri non bastavano per Città Giardino. Partiamo di qui per raccontare la Viareggio che si presenta ai turisti. Siano professionisti milanesi con casa a Città Giardino, camperisti di Casalpusterlengo, coppie gay di Catania, famiglia che la mattina partono da Scandicci per una giornata stralow cost al mare di Viareggio.
Tutta l’erba è gialla. Racconta Angelo Pontigia, 81 anni, memoria storica di Viareggio «Che da quest’anno l’impianto di irrigazione non funziona. Abbiamo chiesto al Comune perché, non abbiamo avuto risposta».
La Terrazza della Repubblica, va detto senza rabbia, grida vendetta agli uomini. Di qua, dove sono i bagni, trovate veri e propri resort di lusso. Vedi il Genova, lo Zara, il civettuolo Lidino. Allo Zaramare vi fanno gli spaghetti con i muscoli di Portonuovo, gli unici pescati e non allevati. Al Principe Azzuro Simona Fantoni prepara piatti e focaccine anche per vegani. Insomma servizi al top.
Dalla parte opposta Hic sunt leones. Travertino sbriciolato, fontane sparite, le sedute delle panchine (roba anche qui di travertino) scomparse. Al degrado dell’ambiente, anche quello umano. Non ci sono solo spacciatori – ma sembra che la Polizia stia contenendo il fenomeno – ma anche ragazzotti, perdipiù maghrebini, pronti ad adescare.
L’unica presenza del Comune, ma questo è un po’ ovunque, i vigilini a fare la multa. A Viareggio poche cose funzionano, ma gli ausiliari della Mover sono peggio dei treni sotto il Fascismo: sempre in orario.
E lasciamo perdere quel monumento al passato che è il vecchio Piper. Non sappiamo niente di come stanno le cose, ma è chiaro che è su demanio pubblico. A Forte dei Marmi, ad esempio, il Mokambo ha visto revocare la concessione. E sta perdendo cause dopo cause contro il Comune.
A Viareggio basta ricordare il 1975, prima giunta di sinistra. Alle assemblee si chiedeva ai nuovi amministratori: «Basta col curare solo la Passeggiata. Dovete pensare anche al Varignano». Ora che la Passeggiata è come il Varignano – con tutto rispetto per il quartiere popolare di Viareggio – il principio di eguaglianza reclamato ai tempi è realizzato. Di certo basta avere girato un po’ (magari con le gite delle pentole) per avere chiara una cosa: non esiste città turistica, di media importanza, tenuta male come Viareggio.
E allora, alla fine, fare delle foto del degrado alla vecchia terrazza Ciano è solo un esercizio retorico.
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