Sicurezza
Strage, assile da buttare Si vedeva ad occhio nudo
Il consulente di parte civile Marco Boniardi non risparmia l’officina Cima che ha effettuato l’esame visivo del pezzo: «Non era un oggetto in buone condizioni»
VIAREGGIO. L’esame visivo sull’assile che, spezzandosi, ha provocato il deragliamento del treno carico di Gpl il 29 giugno 2009 a Viareggio, «è l’osservazione ad occhio nudo dello stato di un oggetto». Era quello che competeva all’officina Cima riparazioni di Bozzolo (Mantova) che aveva ricevuto la sala montata (asse più ruote) dalla Jungenthal di Hannover . A parlare, nell’aula del Polo fieristico di Lucca dove si tiene il processo al disastro ferroviario, è ancora Marco Boniardi, ingegnere metallurgista, professore del Politecnico di Milano. Rispondendo alla domande dell’avvocato di parte civile, Tiziana Pedonese, Boniardi - consulente di Comune (avvocato Graziano Maffei) e Regione - è netto: «Secondo me si vedeva che quell’assile non era un oggetto in buone condizioni». Ed è la stessa cosa che scrivono i periti del Gip nella relazione per l’incidente probatorio del 2011.
Ieri era l’ultima udienza prima della pausa estiva. Si riprende il 16 settembre ed in aula vi saranno proprio gli imputati dell’officina in questione, all’epoca dei fatti certificata “Treinitalia”: Daniele Frattini Gobbi, dipendente della Cima riparazioni e Giuseppe Pacchioni, amministratore delegato. Hanno entrambi deciso di essere ascoltati in aula, cosa che al momento non hanno fatto gli imputati di Ferrovie.
Maurizio Dalla Casa, avvocato di parte civile per l’associazione dei familiari delle vittime della strage da trentadue morti, ha incalzato Boniardi sulla “qualità” della manutenzione effettuata dalla tedesca Jungenthal. Anche in questo caso l’ingegnere è stato netto: «Si rileva che sul corpo dell’assile ci sono crateri, fenomeni corrosivi, che un fazzoletto di materiale è stato abraso, smerigliato e nella zona il fenomeno corrosivo è continuato. Non è la modalità di manutenzione corretta. Avendo in mano un assile così vecchio (era del 1974, ndr), affetto da fenomeni di corrosione conclamata, sarebbe stato il caso di buttarlo via. Non c'è nessuna normativa specifica, ma il buon senso dice che di fronte ad un oggetto che ha 35 anni e presenta fenomeni di corrosione sarebbe il caso di eliminarlo».
Il 23 settembre saranno in aula i testimoni degli imputati tedeschi e l’assile tornerà ad essere protagonista degli appuntamenti che porteranno il processo a compiere due anni, il 13 novembre.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
