Gioco
Il CarnevalDarsena piange il suo presidente-architetto
All’età di 61 anni se ne è andato Giovanni Merlini: dallo scorso ottobre era alla guida del Baccanale Lascia la moglie Alessandra e il figlio Matteo: oggi alle 15,30 l’ultimo saluto alla Croce Verde
VIAREGGIO. La bandiera gialla e verde con il polpo del CarnevalDarsena. Un drappo rosso con l'effige di Che Guevara. La maglietta bianconera della Juve. Sono i tre amuleti che Giovanni Merlini, sessantuno anni, architetto con la passione per Viareggio, si porterà dietro nel suo ultimo viaggio. Già, perché dopo una malattia contro la quale ha fieramente combattuto per anni, all'alba di ieri quelli che tutti in città conoscevano come Gianni il Merlini è stato costretto ad arrendersi.
Difficile – per chi vive o lavora a Viareggio - non aver mai avuto a che fare con il Merlini. Vuoi per il suo impegno nel mondo del Carnevale, vuoi per la sua attività professionale di architetto, vuoi per la sua militanza politica sempre all'interno della sinistra, vuoi per la passione nello scrivere fiabe per i bambini, Gianni Merlini era un personaggio che sapeva trascinarti nel suo mondo e conquistarti con i suoi lampi di genialità e la sua inventiva. Voce profonda e un po' roca impastata dal tabacco, sagoma alta e massiccia da giocatore di basket, sguardo sempre proiettato verso il futuro, aveva come punto di riferimento di ogni suo progetto la sua Viareggio.
Che poi, in realtà, Gianni Merlini viareggino vero non lo era. Nato a San Benedetto del Tronto nel 1954, proveniva infatti da una di quelle numerose famiglie trabaccolare che avevano messo le loro radici in Darsena dopo aver circumnavigato quasi per intero lo Stivale per cercare fortuna nelle acque del Tirreno, fondando una comunità che si era subito integrata alla perfezione con i pescatori e i maestri d'ascia del posto. E di quelle radici marchigiane Merlini era profondamente orgoglioso. Tuttavia, Merlini era diventato un figlio della Darsena, il quartiere più vero di Viareggio, quello amato da Lorenzo Viani e da Mario Tobino. Quella parte di città “di là dal molo” dove il senso di appartenenza e di solidarietà non è mai venuto meno. E non è un caso che lui stesso abbia lasciato detto a chi vorrà ricordarlo con un gesto di farlo con un'offerta alla Crea, la cooperativa sociale fondata in Darsena dai preti operai e che è una delle istituzioni più amate della città.
Darsena, naturalmente, fa rima anche con Carnevale. Quello più genuino, autentico, popolare. E Gianni era un carnevalaro appassionato. Aveva fatto parte del consiglio di amministrazione della Fondazione Carnevale e della commissione tecnico-artistica. Una parentesi importante in una stagione – quella dei primi anni della presidenza di Elio Tofanelli – che era stata anche particolarmente fertile di iniziative. Poi, quando la spinta propulsiva di quel periodo fecondo si era consumata, era uscito dal portone di Palazzo delle Muse per cercare nuovi stimoli.
Così si era gettato anima e corpo nel CarnevalDarsena: Merlini era da molte stagioni nel consiglio direttivo ed era stato eletto presidente nell’ottobre dello scorso anno, succedendo ad un altro darsenotto verace come Massimiliano Pagni. Qui aveva portato un forte contributo di taglio culturale, promuovendo ad esempio “Adotta un carrista”, una serie di mostre omaggio ai costruttori del Carnevale. Ma anche lanciando iniziative nelle scuole per la promozione della cartapesta, la realizzazione della scultura “Per le vie della Darsena”, dedicata alle baldorie. Creata da Libero Maggini, la scultura doveva essere donata a breve al quartiere. Gianni Merlini però se ne è andato prima di vedere la conclusione di questa sua iniziativa. E probabilmente questo sarà uno dei suoi crucci maggiori.
In realtà Gianni Merlini doveva ricoprire l’incarico di presidente del “secondo Carnevale d'Italia dopo quello di Viareggio” (come amano ricordare in Darsena) già prima del 2014: poi per le sue condizioni di salute aveva rinviato l’impegno. Per l’edizione del Carnevaldarsena del 2015 – che non si è tenuta per i noti problemi dei costi legati alla pulizia delle strade e alla vigilanza notturna – Merlini aveva preparato, in accordo con il promoter Mimmo D’Alessandro, un grande concerto gratuito con Enzo Avitabile che avrebbe dovuto inaugurare le serate del Baccanale. La forzata rinuncia, prima al concerto e poi alla festa rionale dello scorso febbraio, lo aveva profondamente addolorato.
Era fatto così, Gianni. Pensava in grande, era convinto che il Carnevaldarsena non dovesse essere soltanto una sagra di cucina e ballo, ma una manifestazione ricca di cultura popolare. A cominciare dalla tradizione delle mascherate, che si era impegnato a rinverdire creando il premio “Beppe Bugia” e poi sostenendo con forza la “cena delle mascherate”, con la nascita di un gruppo di giovani pronti a far rivivere i travestimenti carnevaleschi.
Ma la passione per il Carnevale affonda le sue origini anche agli anni della gioventù. Quando ad esempio – a fianco di Stefano Petri – si era impegnato nel teatro dialettale, in quella festa della Canzonetta che aveva in Enrico Casani – insieme a Egisto Malfatti - uno dei due protagonisti di quegli anni d'oro e che Francesco Borraccini racconta bene nel suo ricordo.
Ieri mattina all'alba la storia di Gianni Merlini si è chiusa all'Hospice del San Camillo. Lascia la moglie Alessandra, di cui era innamoratissimo, e il figlio Matteo. Stamani la salma resterà ancora esposta nella camera ardente allestita alla Croce Verde di Viareggio. Poi, nel pomeriggio, alle 15,30, l'ultimo saluto con una breve cerimonia e una benedizione.
@ClaVecoli
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