Il dolore
Droga, arrestato il corriere imbianchino
Così travestito a bordo di un’Alfa 147 trasportava la cocaina da Viareggio alla provincia di Livorno
VIAREGGIO. Un fiume di polvere bianca. Cocaina spacciata in piazzole fra San Vincenzo e Campiglia Marittima (Livorno), arrivata in zona dalla Versilia, via Migliarino, attraverso un insospettabile corriere vestito da imbianchino e solito spostarsi su una vecchia Alfa 147, sgangherata e arrugginita, ma farcita, dentro agli sportelli, di droga pura in sassi bianchi, ancora da tagliare.
Ma stavolta i tre astuti marocchini e il loro corriere palermitano, residente a Viareggio, sono finiti nella rete dei carabinieri di Piombino che, dopo mesi di appostamenti e usando anche intercettazioni telefoniche e sistemi ad altissima tecnologia, sono riusciti ad arrestare i quattro, sia pur in momenti diversi.
Così in carcere sono finiti Pietro Randazzo, 47 anni, nato a Palermo e residente a Viareggio e i tre cittadini marocchini Brahim El Mansouri, 34 anni, Abderrahamn Saaid, 27 anni e Abderrahim Essalhi, tutti ben conosciuti alle forze dell’ordine per reati legati allo spaccio di stupefacenti. Gli arresti sono collegati a un’analoga operazione effettuata dagli stessi carabinieri nel marzo scorso che portò a fermare altre 16 persone. Il 2 luglio scorso i 16 sono stati rinviati a giudizio per reati che vanno dalla detenzione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti al favoreggiamento personale.
L’operazione, coordinata dal sostituto procuratore Daniele Rosa, è iniziata intorno ad aprile. Da tempo i carabinieri avevano segnalazioni di uno strano via vai nella zona fra Campiglia e San Vincenzo. Non c’è voluto molto per capire che la provinciale 20 era il punto di approvvigionamento per i tanti tossicodipendenti della Val di Cornia. E molti segnali indicavano che, soprattutto i consumatori di cocaina, erano in crescita esponenziale (e lo sono tuttora). Così i militari hanno iniziato gli appostamenti nel bosco, per ore e ore, coperti di Autan anti-insetti, ma anche dotati di visori notturni e microfoni direzionali per capire come avvenisse lo spaccio.
I tre marocchini cambiavano spesso piazzola e arrivavano sul posto solo dopo aver contrattato la vendita e dopo numerosi sopralluoghi cautelativi. In varie occasioni, hanno poi riscontrato i carabinieri, erano anche alcuni clienti, peraltro del tutto insospettabili e con buone possibilità economiche, che si prestavano a dare una mano come “vedette”. Gli stessi, sui quali sono in corso in questi giorni indagini per capire se sia ipotizzabile il reato di favoreggiamento. (g.f.)
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