Toscana
L’eredità politica di Caprili Incontro a villa Borbone
VIAREGGIO. Lui amava i pittori viareggini. Inaco, Renato Santini, pochi altri. Aveva vissuto la Roma dei grandi artisti, la Roma dei Guttuso e dei Turcato – tutti legati al Partito comunista,...
VIAREGGIO. Lui amava i pittori viareggini. Inaco, Renato Santini, pochi altri. Aveva vissuto la Roma dei grandi artisti, la Roma dei Guttuso e dei Turcato – tutti legati al Partito comunista, peraltro – ma le sue passioni artistiche erano legate alla spiaggia e di là del molo.
Ieri a Villa Borbone un Adolfo Lippi in grande spolvero ha battuto all’asta le opere che collezionava Milziade Caprili. Era la giornata dedicata al politico viareggino, scomparso due anni fa il 10 giugno del 2013.
L’asta delle sue opere (i soldi raccolti serviranno a finanziare la fondazione) era una sorto di prologo ad una giornata che l’istituto a lui intitolato ha voluto dedicare all’opera politica di Caprili.
C’era il sindaco Giorgio Del Ghingaro e tutti i capi dell’opposizione. Da Massimiliano Baldini a Luca Poletti fino ad Alessandro Santini. A coordinare il dibattito Rossella Giusti e Beppe Nelli della Nazione.
Nel parco della villa anche un mostra che racconta gli anni della politica.
Ma quale eredità ha lasciato Caprili che entra in politica nel 1963, quando a 15 anni si iscrive alla Fgci, la mitica federazione giovanile comunista? Quello stesso studente di belle speranza del liceo classico Carducci che finirà un giorno al commissariato al termine di una giornata di passione per tutta la città. Era il 1967, alla fine Breschi e Antonini dovettero arringare la folla per evitare dhe assalisse la Polizia per liberare quegli studenti, figli della città.
Due episodi di gioventù che marcano già quella può essere la passione e quindi l’eredità di Caprili: la politica ed il servizio agli altri. Non in termini di volontariato (anche se nel finale di vita sarà presidente della Croce Verde, un simbolo della città) ma in termini di vera politica. Quella bella quando aspra, dura quanto beffarda.
Quella dove conta la fantasia. E lui ne ebbe e seppe smuovere le carte. Come quando, lui, eterno destro del Pci, nei giorni del post Bolognina decise di andare con Rifondazione Comunista.
L’eredità, va detto, di chi non ha lasciato eredi, allievi, lasciti. Non era nel suo stile. Di chi avrebbe voluto – parliamo degli ultimi anni – fare il primo cittadino. Proprio quel Caprili che non amava troppo fare amministrazione, riduttiva rispetto alla grande politica.
E se un limite va rilevato nella sua bella carriera politica fu proprio questo. Purtroppo la vita ce lo ha tolto troppo presto.Tocca ad Amalia Giorgetti, come è successo ieri a villa Borbone, portare avanti le idee di quello che per tutti era semplicemente Milziade.
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