Il Tirreno

Versilia

I cinesi all’assalto dell’immobiliare

di Corrado Benzio
I cinesi all’assalto dell’immobiliare

Chiedono di acquistare bagni e potrebbero trattare l’ex Salov: tutti capitali che arrivano dagli imprenditori di Prato

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VIAREGGIO. Alla faccia della Bolkestein. E di chi, come Legambiente, chiede un aumento dei canoni demaniali. I bagni della Versilia, più o meno 400 concessioni, continuano ad essere l’oggetto del desiderio di tanti, troppi. L’ultimo assalto potrebbe arrivare dai cinesi. Di Prato, naturalmente.

Alcune agenzie immobiliari sono state avvicinate da studio di commercialisti di Prato. Che sanno tutto della situazione versiliese, a partire dal fatto che si possono trovare buone occasioni sul mare. Proprio cause la situazione di incertezza legata alle aste.

«Il ragionamento che fanno alcuni imprenditori cinesi – spiega un pratese che ha attività turistiche in Versilia – è chiaro. In estate l’attività delle fabbriche tessili rallenta e allora potrebbe occuparsi in prima persona di uno stabilimento balneare, soprattutto in Versilia».

I cinesi di Prato non ne fanno una questione etnica. Non vorrebbero un bagno per cinesi. «Ma va considerato che in ogni caso a Prato sta crescendo una classe medioalta che ama molto il lusso italiano».

I cinesi in Versilia si sono limitati per ora a comprare bar o ad aprire ristoranti, sartorie, negozi di elettronica. Fra i bar ci sono gli esempi clamorosi del Gallo della Checca di Capezzano Pianore, il Binario Zero e l’Orient Express di Viareggio.

Ma l’imprenditoria cinese, non solo di Prato ma anche dell’Empolese, sembra avere obiettivi anche più ambiziosi rispetto ad un semplice stabilimento balneare.

L’affare più grosso che c’è in ballo a Viareggio è la ristrutturazione del vecchio stabilimento Salov a largo Risorgimento. Come è noto l’azienda olearia è stata venduta ad un grosso gruppo alimentare cinese. Ma il vecchio stabilimento rientra nel pacchetto immobiliare ancora in mano ai fratelli Fontana.

La ristrutturazione è ferma da tempo, dopo che si sono alternati tre progettisti (Paolo Riani, Belluomini e Tomassi). Ora – in attesa di un nuovo regolamento urbanistico – i Fontana potrebbero cedere i diritti a una cordata pratese con una forte presenza di capitali made in Prato, ma orientali.

È inutile sottolineare che l’imprenditoria toscana ha molta liquidità in proprio e tanta ne può attingere dal proprio paese. Giusto pochi giorni fa la Bank of China ha acquistato il 2% del Monte dei Paschi di Siena, l’ex cassaforte della Toscana.

I cinesi, e ora parliamo di turisti, potrebbero diventare anche un nuovo filone. In grado anche di sostituire, almeno in parte la presenza calante dei russi.

Nelle boutique di Forte gli scontrini fatti battere dai cinesi sono in veloce crescita. Ma la notizia più significativa è la possibilità che si muovano sul mercato immobiliare.

Sarebbe clamoroso, ad esempio, se andasse in porto, la trattativa che il gruppo Finedil ha avviato con un imprenditore cinese per la vendita di villa Selene, già villa Ciano.

La dimora è uno di gioielli del lungomare viareggina, bella quanto carica di storia, anche tragica. In un recente passato è stata trattata anche dai russi, su una base (ma sono solo indiscrezioni) di 7 milioni di euro. Se l’operazione andasse in porto sarebbe il primo segnale che Viareggio – prima ancora della Versilia – torna ad essere appetita per gli investimenti immobiliari.

In attesa che il primo bagno metta la bandiera cinese e l’inno nazionale: «L’Oriente è (o forse era) rosso».

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