Finanza
Forte è contro le Api Quelle che commerciano
L’Ascom si schiera con i negozi: «Se hanno una licenza di attività ambulante non possono stare ferme in un punto del centro, la legge va rispettata»
FORTE. È ormai rivolta del commercio fisso contro le Api che sono da qualche anno la novità dell’estate con il loro carico colorato di vestiti, costumi e complementi di abbigliamento.
Da alcuni giorni, l’eccessiva presenza di questi veicoli che tendono a stazionare in zone fisse, anziché muoversi sul territorio ha sollevato le lamentele dei commercianti. Affitti alle stelle, clienti alle stalle nel senso che ce ne sono pochi in giro, sono le due componenti dell’esplosivo che sta rischiando di far saltare la pax commerciale cittadina.
«Se basta mettere un box vetro e metallo in pineta oppure comprarsi un’Ape - dice una nota commerciante del centro – basta che lo dicano che ci adegueremo! E anche il Comune che spera di trovare qualche griffe per i suoi fondi di via Carducci, se continua così sarebbe stato meglio che avesse creato un bel parcheggio in piazza Marconi o in piazza Garibaldi per apine e moto-negozi vari!».
Dunque serve la linea dura? A ricordarlo è Giovanni Maffei a nome dell’Associazione Commercianti cittadina: «Abbiamo preso atto delle motivazioni che la responsabile dell’Associazione Moving Shop, a cui fanno riferimento le Api-negozio, e si rimane sconcertati. Il fatto di far parte di una associazione benefica, - continua il presidente dei commercianti - secondo Lei darebbe il diritto di non rispettare le leggi sul commercio esistenti. Perché è bene ricordarlo, tutte le Api che girano nel paese, sono in possesso di una licenza di commercio itinerante, e questo vuol dire che possono vendere dappertutto tranne che in alcune strade dell’area centrale, compreso il viale a mare, come stabilito dal Piano del Commercio comunale, e devono muoversi “itinerando”. Invece queste stazionano all’inizio di strade in posizione strategica, sostando per ore ed intercettando la clientela che si reca o torna dalla spiaggia. Questo non è legale, pertanto quando vi sono segnalazioni, chi di dovere dovrebbe intervenire subito e non rispondere “che tutti hanno diritto di lavorare” e per questo si possa accettare che ordinanze, leggi o regole non vengano rispettate!»
«L’amministrazione comunale dovrebbe preoccuparsi di difendere con i provvedimenti previsti dalle normative vigenti (e che non sono più quelli dei tempi andati) l’offerta commerciale che si rivolge a un certo tipo di utenza se non vuol perdere, anche in senso turistico, quello che potremmo definire il ceto medio - sbotta Vivaldo Tonini del Gruppo d’opinione di via Versilia - quello che si chiede, in fondo, è il semplice rispetto della legge, delle regole, come si dice, e nulla più: e se il commercio delle api è itinerante, tale deve essere; e se il loro numero può essere limitato, lo si deve limitare». Giova rammentare che in un recente passato non sono mancate rigorose applicazioni della legge: solo un paio di anni fa fu fatta una aspra battaglia di diritto contro un motocarro che vendeva pesce a solo qualche decina di metri fuori dalla zona commerciale che gli competeva, per quanto a differenza dell’abbigliamento le pescherie non siano poi così numerose come i negozi di abbigliamento. «Dunque - concludono tanti negozianti del centro - se dal Comune fu fatta battaglia per quel motocarro del pesce, sia ora il municipio a riportare le api nel loro contesto».
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