Il Tirreno

Versilia

Bar e ristoranti passati ai raggi X dall'Asl in Versilia

di Matteo Tuccini
Bar e ristoranti passati ai raggi X dall'Asl in Versilia

Ispezioni del Dipartimento di prevenzione su come vengono conservati e preparati cibi e bevande tra Viareggio e Forte dei Marmi. Nel mirino anche i bagni e le sagre. Si rischiano multe e la sospensione o chiusura dell’attività

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VIAREGGIO. Quasi 700 controlli in bar, ristoranti, stabilimenti balneari e in generale tutte le attività del mangia&bevi (sagre comprese) saranno portati a termine dall’Asl entro la fine dell’anno. Significa che quasi un’impresa su quattro che lavora con il cibo - in Versilia ce ne sono più di tremila - è stata o verrà ispezionata. Nel mirino, la conservazione e la produzione di alimenti e bevande: il mancato rispetto delle regole costa multe di migliaia di euro, un possibile provvedimento di chiusura o sospensione dell’attività e nei casi più gravi una denuncia.

Come vengono fatti i controlli. Il Dipartimento di prevenzione esegue ogni anno questo tipo di ispezioni. Se l’attività è nuova o ha cambiato modo di produrre e lavorare, viene passata interamente al setaccio. A partire dalle attrezzature utilizzate per la preparazione dei pasti. Altrimenti, si fa una verifica del rispetto di quanto già esaminato in passato. Oltre alla salubrità degli ambienti, in particolare di quelli in cui vengono conservati e lavorati i cibi, molta attenzione viene posta sulla provenienza dei prodotti. Decisivi, in questo senso, i controlli sull’etichettatura che spesso colgono in fallo alcuni ristoranti. Con il pesce che non si capisce da dove arriva.

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Chi è nel mirino. Come detto bar e ristoranti la fanno da padrone, e non potrebbe essere altrimenti. Ma se pensiamo che sono 3.200 le attività in Versilia che danno da bere e mangiare, si capisce quanto sia esteso il campo delle ispezioni. Sono in programma visite anche negli stabilimenti balneari, 57 controlli da qui a settembre. Così come negli hotel, nelle mense e nei numerosi centri di produzione e consegna pasti (la cosiddetta ristorazione collettiva) disseminati sul territorio. Ma una parte importante, anche se non quantificata dall’Asl, la faranno anche le sagre. Già l’anno scorso gli ispettori del Dipartimento di prevenzione visitarono un discreto numero di queste manifestazioni, con relative sanzioni. Quest’estate, ovviamente, si replica. L’azienda sanitaria, inoltre, deve esaminare anche le cosiddette attività di produzione primaria, cioè le aziende agricole e gli allevamenti. Da cui arrivano i cibi e i prodotti che poi finiscono in modo più o meno diretto nelle nostre bocche.

Sanzioni raddoppiate. Non nel senso negli importi, ma del numero. Nel giro di un anno - il raffronto è tra il 2013 e il 2014 - siamo passati da 37 a 62 provvedimenti di chiusura o sospensione dell’attività firmati dall’Asl. I motivi sono vari. Nella maggior parte dei casi (29 provvedimenti) si parla di attività non registrata, il che significa che qualcuno si è messo a lavorare in un certo modo senza averne titolo: ad esempio, un bar che si comporta come un ristorante. Dieci locali sono stati stangati per sporcizia generale, cinque per carenze strutturali, cinque per le pessime condizioni igieniche in cui si trovava il prodotto o perché lo stesso era guasto. Ma il dato più sorprendente è che addirittura undici attività sono finite nei guai per assenza di acqua potabile.

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