Lutto
Sentenza Ex Benelli: l’accordo per i park da far costruire a Varia
Parlando dell’imprenditore il dirigente del Comune dice: «Il pallino, fino a prova contraria, lo tengo in mano io»
CAMAIORE. «Il pallino fino a prova contraria lo tengo in mano io…»: 27 agosto 2007, Claudio Castellacci - dirigente del Comune - parla al telefono di un viaggio a Milano che farà insieme a Stefano Varia, titolare della "Varia Costruzioni", per incontrare i dirigenti del Consorzio Stabile che il 10 dello stesso mese si era aggiudicato la licitazione privata per l'intervento di recupero dell'area Ex Benelli-Bussoladomani. Stefano Varia, nella sentenza del marzo scorso della quale oggi sono note le motivazioni (con parte di intercettazioni allegate), è stato condannato ad otto mesi per turbativa d'asta. Pena sospesa sia per Varia che per Castellacci (due anni per corruzione) con questa motivazione: «Deve essere disposta la sospensione delle pena - scrivono il giudice estensore Alessandro Dal Torrione ed il presidente Stefano Billet - potendo alla fin fine presumersi che gli imputati, dopo essere stati tratti a processo ed avere subito una condanna per i fatti in esame, si asterranno in futuro dal commettere ulteriori reati».
Castellacci da dirigente del Comune di Camaiore aveva un contratto di assunzione con il Consorzio Stabile di Milano: «La preventiva manipolazione della procedura - si legge nelle motivazioni della sentenza - nel senso che la doppia funzionalità di Castellacci aveva già predeterminato ed impostato/imposto l'esito della stessa, ha fatto sì che comunque l'impresa di Varia non partecipasse alla gara, dietro rassicurazione, a seguito di appositi contatti tra le parti sempre mediati da Castellacci che tale impresa avrebbe poi trovato accordi con il promotore-aggiudicatario per poter svolgere una parte dell'opera. Così come richiesto e voluto da Varia».
Stefano Varia, oggi presidente della Cassa edile lucchese, ha rinunciato alla gara - è la sentenza - «forte di colloqui riservati con Castellacci che ben sapeva essere parte integrante del Consorzio Stabile» e «potendo ampiamente contare sulla parola e sull'influenza all'interno del Consorzio da parte del dirigente comunale, oltre che sul suo consolidato rapporto con lo stesso Castellacci».
L'imprenditore ha visto cadere per prescrizione l'accusa per corruzione. Ma i giudici, in relazione della «complessa istruttoria dibattimentale, svoltasi mediante l'assunzione di testimonianze, esame degli imputati e l'acquisizione di copiosa documentazione» arrivano alla conclusione che «non emerge l'evidenza della non colpevolezza degli imputati Castellacci e varia (per quanto al reato di corruzione) in relazione ai fatti-reato dettagliatamente descritti nel capo di imputazione, tenuto conto del compendio probatorio acquisito nel corso del dibattimento di primo grado».
È l'8 giugno 2007 quando Stefano Varia, al telefono, spiega al suo interlocutore: «Là praticamente la direzione è quella che avevamo percorso noi…Cioè di andare a fare un accordo preventivo con loro…prima della gara». Il percorso è tutto in salita, le telefonate tra Varia ed il dirigente del Comune si susseguono, l'incontro a Milano sembra non arrivare mai. Poi, il 27 luglio 2007 - due settimane prima che il Consorzio Stabile si aggiudichi la gara - è ancora Castellacci che al telefono con Varia sembra voler concludere la "partita" delle quale tiene «il pallino in mano»: «Ho ricevuto il più ampio mandato di farti le mie rassicurazioni…». Aggiungendo, per essere ancora più convincente: «Stai tranquillo, anche perché ha comprato una casa a Forte dei Marmi il numero uno (del Consorzio Stabile, ndr), quindi ho modo di vederlo».
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