Il dolore
Del Dotto: Castellacci ora rischia il licenziamento
Nelle motivazioni della condanna per il dirigente sulla vicenda urbanistica la conferma che il dipendente pubblico lavorava per il privato vincitore di gara
CAMAIORE. «Ora riattiveremo il procedimento disciplinare a carico di Claudio Castellacci»: il sindaco Alessandro Del Dotto commenta così le motivazioni della sentenza a carico del dirigente comunale che nel marzo scorso è stato condannato a due anni dai giudici del Tribunale di Lucca per la vicenda del progetto di recupero (mai avviato) dell'area Ex Benelli-Bussoladomani a Lido di Camaiore. Castellacci è sospeso dal lavoro ma, a motivazioni della sentenza diventate pubbliche, la situazione per lui si mette male. Nonostante che si tratti di una condanna di primo grado («esecutiva», ricorda il primo cittadino) e nonostante incomba la prescrizione visto che il processo è durato ben nove anni, con numerosi cambi di Collegio giudicante, per cui ogni volta si è ripreso da capo. «La novità che leggo nelle motivazioni della sentenza - spiega Del Dotto - è il sottolineare a più riprese, da parte del Tribunale, che l’ingegnere Castellacci non lavorava solo per il Comune».
A pagina 11, infatti, si legge che tra i documenti rinvenuti presso il Consorzio Stabile - l’azienda di Milano risultata «soggetto promotore e poi aggiudicatario della gara a licitazione privata relativa ala project financing per la riqualificazione urbanistica dell’area Ex Benelli-Bussoladomani - sono stati rinvenuti dagli inquirenti il curriculum di Claudio Castellacci e la «proposta di assunzione del 4 settembre 2006 da parte del Consorzio Stabile rivolta a Castellacci». Proposta di assunzione «con l’incarico di dirigente per 150.000 euro l’anno» che Castellacci accetta il 16 ottobre 2006 «con decorrenza dal primo febbraio 2007». Già prima di quella data il dirigente risulta - così le indagini (pm Fabio Origlio) - collaboratore e consulente dell’azienda milanese. Tanto da scrivere a se stesso (per l’Ente pubblico responsabile unico del procedimento per l’opera da realizzare) una lettera «con la quale il Consorzio chiedeva una proroga per la presentazione dei progetti». Della società milanese, si legeg ancora nella sentenza, Castellacci «si presentava spesso come responsabile o addirittura “direttore generale”». Ma anche “procuratore speciale del Consorzio” come si legge in uno dei documenti mostrati nel corso delle udienze ad un testimone.
La posizione del sindaco Del Dotto è netta: «Se un cittadino oggi viene in Municipio e deve confrontarsi con questo dirigente, alla luce di quello che ho letto negli atti, qualche problema di credibilità rispetto alla pubblica amministrazione non può non averlo».
Ma c’è un altro aspetto - dei tanti, troppi che pone l’esito della vicenda rispetto al ruolo di chi amministra nel rapporto con i propri dirigenti: «Come ha evidenziato anche il pubblico ministero - continua la sentenza - l’istruttoria dibattimentale ha consentito di accertare l’effettivo ruolo rivestito dall’ingegnere Castellacci all’interno del Comune di Camaiore, sia con riguardo alla scelta delle opere pubbliche da avviare, sia nella predisposizione dei bandi di gara, sia nell’affidamento diretto di taluni lavori ed incarichi».
Ed allora - è la domanda dell’attuale sindaco - «qualcuno dell’amministrazione passata mi risponda: è vero che Castellacci decideva quali opere pubbliche realizzare e quali no?».
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