Il Tirreno

Versilia

«Avevo riportato da noi anche Bocelli»

di Corrado Benzio
«Avevo riportato da noi anche Bocelli»

Adalgisa Mazza, ex presidente del Festival, spiega il lavoro fatto: «Ho agganciato anche i cinesi della Salov »

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VIAREGGIO. Era riuscita anche a ricucire i rapporti con Andrea Bocelli. «È venuto spesso al teatro alla nostra accademia , dove imparano il canto 56 giovani. Che sono letteralmente impazziti quando lo hanno visto».

La freddezza di rapporti con il grande tenore, anzi con l’artista italiano più famoso al mondo, risale all’inaugurazione del nuovo teatro. Ora si stava cercando di ricucire. «Stavamo preparando anche la sua candidatura al premio Puccini 2015».

Adalgisa «Gisa» Mazza è stata fino a pochi giorni presidente del Pucciniano. Poi defenestrata – il termine è giusto, vista la brutalità dell’atto – dal sindaco Del Ghingaro. Al suo posto Alberto Veronesi, in passato direttore artistico della manifestazione. Mazza lascia il Festival, ma non a mani vuote. C’è ad esempio il recupero della vecchia legge (voluta da Pieraccini ed infatti il senatore è molto agitato sulla vicenda) che prevedeva contributi nazionali per i festival dei grandi d’Italia: Bellini (Catania), Donizetti (Bergamo), Rossini (Pesaro), Verdi (Parma-Busseto) e Puccini (Viareggio).

«La cosa va avanti e la prossima riunione è convocata proprio a Viareggio – spiega Mazza – ci sarà il 26 luglio un convegno nazionale. Recuperare questa idea è stato importante».

Come sta oggi il Festival Pucciniano?

«Bene, abbiamo registrato un 10% in più nella biglietteria. Fatto da più pubblico locale che prima non veniva. Avere aperto il teatro anche fuori dalla stagione ha significato comunque una maggiore partecipazione della gente di qui. Riguardo agli stranieri, crescono tedeschi ed olandesi».

E i cinesi?

«Abbiamo aperto rapporti con l’Ambasciata cinese a Roma, abbiamo contattato la nuova proprietà, sempre cinese, della Salov. Stiamo, o meglio stavamo lavorando con Marcello Lippi per ampliare i contatti con la Cina. Abbiamo anche contattato a Milano l’editore di un giornale in cinese ma che si stampa in Italia».

E sul piano artistico, come andavano le cose?

«Le scene di Mimmo Paladino per Tosca sono pronte. Tutta la stagione è pronta. È stata f atta da noi, quindi l’urgenza di cambiare il presidente non c’era. Anche i rapporti con la Yaba, la società milanese che porterà la musica pop, sono ottimi. Il Volo sta andando verso il tutto esaurito».

Come sempre capita quando c’è un cambio di governo si fa un gran parlare di conti.

«C’è un incremento della biglietteria, come detto e c’è il rapporto con la Regione per pagare il mutuo del teatro. E ci sono stati importanti risparmi. Il nuovo ufficio stampa ci costa la metà della vecchia struttura. E abbiamo deciso un fatto importante: la certificazione di bilancio. Non volevamo tornare ai contatti firmati senza che il presidente manco li vedesse».

Quanto pesano nella defenestrazione i vari poteri, Logge e dintorni?

«Non lo so. E non mi interessa. Sicuramente ci sono equilibri che si ricompongono».

C’è una questione Veronesi: ovvero la causa che lui ha fatto al Pucciniano.

«Ci aveva chiesto 370mila euro, ma penso che a questo punto la debba strappare, se vuole fare il presidente. Non solo, c’è anche una causa nostra per danni da lui fatti al Pucciniano».

Parlando di danni, risulta che siate in causa anche con le banche locali?

«Abbiamo chiesto che ci vengano restituiti gli interessi passivi legati alla legge sull’anatocismo. Sono cifre importanti: 470mila euro chiesti al Banco Popolare che ha rifiutato la mediazione e quindi si passerà alla causa. E ci sono altri 240mila euro richiesti alla Bcc. Interessi pagati non per cattiva gestione, ma per le anticipazioni di cassa che venivano accordate di fronte a contributi che arrivavano tardi».

Ci sono stati rapporti non facilissimi con la Fondazione Puccini di Lucca, che peraltro è proprietaria della villa del Marco Polo. Come funziona il rapporto con loro?

«Credo che si debba avere un confronto, ma non muscolare. Aperto. Credo che debba andare avanti il progetto delle Terre di Puccini. Che coinvolga tutte le dimore del Maestro. Anche quelle che sono considerate minori. Come quella di Chiatri, dove è stata ritrovata una lastra fatta a Puccini nei giorni della malattia. Ecco non ci rendiamo conto quanto al melomane, all’appassionato, piacciano queste cose. Soprattutto non riusciamo a renderci conto della modernità di Puccini: la musica, e poi l’amore per le auto , le moto, le barche, le donne. Oltre il genio, un uomo di oggi, molto diverso, ad esempio, da un Verdi, chiuso nel suo Ottocento».

Si parlava di Bocelli, ma c’è un altro toscano che snobba Torre del Lago, il maestro Nicola Luisotti.

«Non snobba: è che non vuole suonare all’aperto. Al riguardo stavamo lavorando ad un progetto serio ed innovativo per migliorare l’acustica del teatro insieme alla Fondazione Pavarotti. Un piano da 60mila euro che avrebbe finanziato Arcus».

Insomma tante carne al fuoco in questi 2 anni. Rimpianti?

«Certo. Ci vuole almeno un mandato, 5 anni, per portare a termine i progetti iniziati».

E allora perché la defenestrazione da Del Ghingaro? Mallegni in Versiliana ha tenuto il presidente fino a fine stagione...

«Per tanti motivi, forse perché ho anche firmato il documento per l’espulsione di Del Ghingaro dal Pd. Ma credo fosse un mio dovere di iscritto».

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