Il Tirreno

Versilia

Lutti

Morto a 28 anni per un’infezione, la madre chiede giustizia

Cesare Bonifazi Martinozzi
Morto a 28 anni per un’infezione, la madre chiede giustizia

Viareggio: due anni fa il pescatore Fabio Giordani fu ucciso da un batterio mentre era ricoverato all'ospedale in seguito a un incidente stradale

2 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. «Quando si perde un figlio, rialzarsi è impossibile». Sono parole di chi non ha più una luce nella vita quelle di Pasqualina di Stefano, la madre di Fabio Giordani, il pescatore che morì il 14 luglio 2013 a seguito di un'infezione contratta in ospedale durante la degenza per un incidente stradale.

«Oggi avrebbe compiuto trent'anni e, malgrado siano passati due anni, io sento ancora un vuoto dentro. Mi sono ammalata per il dolore».

14 giugno 2013, Fabio Giordani è in motorino e sta andando all'ospedale a trovare la moglie che ha partorito quattro giorni prima quando rimane vittima di un grave incidente stradale, a Lido. Va a sbattere contro un palo e riporta un trauma toracico, non tanto grave da rischiare la vita. Se non fosse che il destino si mette nel mezzo e, mentre è ricoverato in rianimazione contrae un batterio, la Klebisella, che se lo porta via malgrado gli sforzi dei medici.

«Mi dissero che avrebbero potuto salvarlo - racconta la madre di Fabio - invece non è mai uscito vivo dall'ospedale. Avevano sciolto la prognosi: ce l'avrebbe fatta». Poi il disastro.

I dottori che seguirono il caso di Giordani dissero che era stato fatto di tutto: il batterio killer che si è portato via Fabio, è molto difficile da debellare, in quanto multiresistente.

A due anni da quel tragico evento, la signora Di Stefano chiede che sia fatta giustizia: «Voglio che, nel giorno del suo trentesimo compleanno, la gente si ricordi che esistono delle morti che sono rimaste impunite. Fino a oggi sono rimasta in silenzio, ma è il momento di parlare e di tirare fuori quello che ho dentro. Mi sono rivolta a un avvocato che sta valutando il da farsi. Voglio essere risarcita di tutto il male che mi hanno causato per non essere riusciti a salvare mio figlio. Ci deve essere un responsabile e va trovato. Non mi arrenderò mai finché qualcuno non si prenderà la colpa di quello che è successo. Io spero che ci sia qualcuno che si senta per lo meno un po' responsabile. Vorrei chiedere a quel qualcuno se riesce a dormire la notte perché io non lo faccio più».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web