Il Tirreno

Versilia

Processo Romanini, prima udienza il 6 ottobre

di Cesare Bonifazi
 Processo Romanini, prima udienza il 6 ottobre

Roberto rinviato a giudizio: dovrà comparire davanti alla Corte d’assise di Lucca con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio del cugino nel febbraio 2011

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CAMAIORE. Svolta nel processo per la morte di Stefano Romanini. L’unico indagato, Roberto Romanini, è stato infatti rinviato a giudizio dal gup Silvia Mugnaini: il giudice ha disposto il rinvio davanti alla Corte d'Assise del tribunale di Lucca per il 6 ottobre. L’imputato al momento rimane gli arresti domiciliari.

L'accusa contro Roberto Romanini è quella di essere stato il mandante dell'omicidio del cugino Stefano, avvenuto nel febbraio 2011 sotto casa dell'imprenditore edile a Camaiore.

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Il giudice ha accettato la perizia della difesa che esclude la relazione tra i bossoli trovati a Camaiore sul luogo del delitto e quelle trovate a Viareggio in via Paladini, perizia che contrasta quella del Pm.

Proprio per quei tre bossoli ritrovati nel greto di un fiume in un terreno di proprietà di Roberto, il processo a carico dell'imprenditore camaiorese era ripartito da zero nel maggio scorso, dall’udienza preliminare. In Corte d’assise, infatti, i giudici avevano affermato che erano stati violati i diritti nella difesa poiché non era stata data la possibilità ai consulente della difesa di visionarli.

Il delitto, secondo la ricostruzione dei fatti riportata dal pm, sarebbe stato eseguito materialmente da un killer scelto dall’imprenditore.

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«Si tratta di un processo indiziario - dichiara Maurizio Tonnarelli, difensore di Roberto - ci sono tanti elementi che per l’accusa sono rilevanti, dall’altra parte però il Romanini si difende dicendo che mai avrebbe ordinato la morte del cugino, malgrado fra i due non corresse buon sangue».

Il procedimento dovrà dunque stabilire se Roberto Romanini è responsabile o meno della morte del cugino. La famiglia di Stefano, che si è costituita parte civile al processo, era presente ieri al momento del rinvio.

«La nostra richiesta sarà quella di risarcimento - ha detto l’avvocato Cellini, che cura gli interessi della famiglia di Stefano - ma è chiaro che per loro non è una questione di danari ma di giustizia. La misura la deciderà il giudice».

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I fatti risalgono all’8 febbraio del 2011 quando Stefano Romanini è stato freddato mentre andava a lavorare da quindici colpi di pistola sotto casa, in centro a Camaiore. I sospetti si erano concentrati tutti su Roberto, che rimane a oggi l’unico indagato.

I rapporti tra i due cugini non erano buoni. Erano stati soci in affari e la vicenda non si era chiusa bene: pare che ci fosse stata in ballo una pendenza di centinaia di migliaia di euro, che Roberto pretendeva dal cugino. Pendenza su cui, peraltro, non è mai stata fatta chiarezza.

Per sostenere la sua innocenza, Roberto Romanini esibì come alibi il fatto che il giorno dell'omicidio era a Torino assieme a un vigile urbano di Viareggio. Sul suo ruolo in questa vicenda, però, la famiglia di Stefano - in particolare la moglie e le figlie - ha sempre avuto le idee molto chiare. E stato lui a far uccidere il cugino.

Attorno e ai margini di questo delitto, sono esplosi in questi anni altri casi giudiziari legati alla figura di Romanini: c'è stato il clamoroso arresto di tre carabinieri accusati di favoreggiamento a Roberto Romanini e c'è l'altro processo per cui è stato condannato a sedici anni e dieci mesi per avere sequestrato e ricattato con un video hard l'ex socio italo-finlandese Lorenzo Dalla Valle.

 

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