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Il Comune acquistò una statua che era già sua

Il Comune acquistò una statua che era già sua

VIAREGGIO. Le sculture di Nall pagate dal Comune di Viareggio che ha acceso un apposito mutuo, uno di quelli contestati dall’ispettore del Mef Luciano Cimbolini? Macché! «Tutte le opere di Nall sono...

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VIAREGGIO. Le sculture di Nall pagate dal Comune di Viareggio che ha acceso un apposito mutuo, uno di quelli contestati dall’ispettore del Mef Luciano Cimbolini? Macché! «Tutte le opere di Nall sono state pagate dai contributi liberali della moglie di Nall che in quegli anni ha versato al Pucciniano 700.000 euro ed oltre»: così spiegano al Festival, carte alle mano, rispondendo alle domande del Tirreno che qualche mese fa aveva sollevato la questione. «La signora aveva grosse somme, avendo venduto dei beni in Emilia Romagna, e ci ha dato dei contributi perché altrimenti non avremmo avuto disponibilità». Somme che il Festival «ha regolarmente iscritto a bilancio, con tanto di ricevute». E allora i 250.000 euro che risultano erogati dal Comune per l'operazione statue? «In quegli anni - è la risposta - il Comune erogava alla Fondazione un contributo in parte corrente e uno in quota capitale per gli investimenti. L’idea dell’amministrazione Marcucci era di utilizzare le opere che avevamo nei magazzini per metterle in punti strategici della città. In quel modo trovarono il modo per darci un contributo. Era un modo per finanziarci». In anni in cui, così la spiegazione, «quando avevamo necessità di liquidità ce li trovavamo sul conto, senza nemmeno la determina. Dal codice sul conto corrente verificavamo che quelli erano i soldi arrivati dal Comune». Il quale, per averne disponibilità, faceva ricorso a mutui per investimenti che tali non erano, in violazione dell’articolo 119, comma 6 della Costituzione, che fissa quando e per cosa gli enti pubblici possono ricorrere all’indebitamento. Nella delibera 664 del 7 settembre 2007, che porta allegata la convenzione tra Fondazione (allora era presidente Manrico Nicolai) e Comune, viene stabilito che «la Fondazione si impegna a concedere al Comune il pieno e completo utilizzo in comodato di uso gratuito per la durata di 15 anni delle opere realizzate nell'ambito dei progetti "Scolpire l'opera" e "L'Ago dell’arte". Se la matematica non è un'opinione - in base a una convenzione dai contorni così poco reali - le opere in questione dovrebbe trovarsi ad abbellire i principali luoghi pubblici della città, ma alzi la mano chi ne ha visto una in giro dal 2007 ad oggi.

Nell'analisi dell'ispettore del Mef - carte alla mano - emerge che «le erogazioni di vario genere concesse ai soggetti partecipati e finanziate facendo ricorso al debito hanno rappresentato un semplice ripiano delle perdite occulte o la copertura di contratti di servizio. E non il finanziamento di progetti di potenziamento e sviluppo dei soggetti, in quanto tali incrementativi del patrimonio sociale e, tramite questo, del patrimonio comunale».

Donatella Francesconi

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