Il Tirreno

Versilia

Strage, Mattarella dice no ai familiari

di Donatella Francesconi
Strage, Mattarella dice no ai familiari

Il presidente della Repubblica segue le orme del predecessore «Nessun intervento mentre si sta svolgendo il processo»

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VIAREGGIO. La mente va a quel 7 luglio 2009, giorno dei funerali solenni per ventidue delle vittime del disastro ferroviario del 29 giugno. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con il volto impietrito sul verde dello stadio dei Pini, il viola dei paramenti, il bianco delle piccole bare. Ed ancora Napolitano, che nel corridoio dell’ospedale Versilia tiene un disegno. Leonardo Piagentini, otto anni, consegna alla massima carica dello Stato la sua tragedia, a colori. La casa, nera. E due bambini-angioletti tra le nuvolette in cielo. I suoi fratellini, Luca e Lorenzo, morti.

Sei anni dopo, suo padre Marco dichiara, duro: «Il presidente Sergio Mattarella, insediandosi, ha detto “il Quirinale sarà la casa degli italiani”...Vorrei sapere quali, visto che il presidente ci ha scritto che non ci riceverà in quella casa». Giorgio Napolitano (che ha nominato cavaliere del lavoro Mauro Moretti, oggi ex ad di Fs ma in quel ruolo imputato nel processo di Viareggio) non ha mai ricevuto i familiari delle vittime (trentadue) della strage del 29 giugno 2009. La motivazione non si è mai saputa. Oggi il suo successore fa sapere, a firma di Ernesto Lupo (consigliere del presidente per gli affari dell’amministrazione della giustizia), che «il presidente Mattarella segue con attenzione la vicenda processuale che attualmente si trova nella fase dibattimentale ed auspica che si faccia piena luce sulle responsabilità dell’accaduto. Tuttavia, nel doveroso rispetto dei principi costituzionali, non gli è consentita alcuna valutazione o intervento durante lo svolgimento del processo». La lettera, arrivata alla vigilia dell’anniversario della strage, è indirizzata a Daniela Rombi, presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei”, nata per riunire i familiari delle vittime: «Pur comprendendo il suo stato d’animo - scrive Ernesto Lupo - la invito ad avere la massima fiducia nella magistratura che sta esercitando le su funzioni nel rispetto delle leggi».

La risposta di Rombi, Piagentini e degli altri familiari è arrivata ieri mattina nella conferenza stampa di presentazione della giornata di domani: «Andremo a Roma, sotto il Quirinale. E tutti sono invitati ad unirsi a noi». A Roma «dal presidente della Repubblica che non ci riceve, ma anche da un altro capo di Stato...». Perché il prossimo passo sarà chiedere di poter incontrare Papa Francesco. Ricordando «che lo Stato italiano non si è costituito parte civile nel processo, accettando il risarcimento di Ferrovie». Ed è la grande ferita tra Viareggio e Roma, quando era presidente del consiglio Enrico Letta. «L’attuale premier Matteo Renzi, invece - continua Daniela Rombi, che nel disastro ferroviario ha perso la figlia di soli 21 anni, Emanuela Menichetti - ci ha fatto telefonare per rispondere che non potrà essere a Viareggio per l’anniversario. Ha altro da fare...».

La strada per avere le risposte che tutta la città chiede è ancora lunga, a sei anni dalla tragedia che ha travolto le vittime nelle loro case, mentre portavano a passeggio il cane, o andavano al lavoro per il turno di notte. Quel treno carico di Gpl, con i suoi legami con mezza Europa, era un pezzo di Stato, le Ferrovie. Oggi sul banco degli imputati con i suoi manager, i suoi dipendenti, i “buchi” nel sistema di gestione della sicurezza. È lo stesso Governo, nell’agosto 2009, a richiamare Moretti su questo aspetto. Da questo non si può sfuggire.

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