Italia
Marchionne cita Turandot: "L'Alfa come l'opera di Puccini, capolavoro incompiuto"
L'opera di Puccini rivive una seconda giovinezza negli eventi che contano
VIAREGGIO. Non solo gli esperti ma anche i semplici appassionati ricorderanno quei tempi. Quando Turandot, l’ultima opera di Puccini, era snobbata dal pubblico. «Non è finita» lamentava lo spettatore. Oggi Turandot e soprattutto la sua romanza più celebre (Nessun dorma, o Tramontate stelle,o ancora – come usa oggi – il Vincerò) sono diventate di gran moda.
Turandot ha inauguato l’Expo 2015 alla Scala. Il Nessun Dorma ha disvelato la nuova Giulia, l’auto che deve rilanciare l’Alfa Romeo.
Ne hanno parlato tutti i giornali. Alla presentazione del modello ha cantato Andrea Bocelli. Ha riordato le macchine del padre, ma soprattutto ha intonato il Nessun Dorma e quando si è arrivati al «Vincerò» si è alzato il velo sulla macchina del nuovo corso.
Non solo. Sergio Marchionne, il tetragono manager che ha rilanciato la Fiat (e la Chrysler) ha fatto un paragone sorprendente. «L’Alfa Romeo è la nostra Turandot – ha detto ai giornalisti venuti a Milano da tutto il mondo – un capolavoro ma incompiuto». Ed è andato oltre, l’Alfa è la «principessa di ghiaccio» che si scioglie.
Parliamoci chiaro. È raro che uno dei manager più potenti del mondo usi un paragone con un’opera lirica, seppur famosa. Ma i vertici Fiat hanno fatto due piccoli conti. E accanto alla Giulia hanno messoAndrea Bocelli, l’artista italiano più conosciuto al mondo. che ha cantato la romanza oggi più famosa al mondo. Quel «Vincerò» che ormai è una specie di secondo inno nazionale, avendo superato per popolarità anche il Va Pensiero del Nabucco.
Tutto questo a conferma di quanto valga il brand Puccini, al di là di chi sia alla guida del festival pucciniano. E di quando sia necessario sistemare un paio di cose. A partire proprio dalla villa di Turandot, ovvero dalla casa di Puccini al Marco Polo, l’ultima dimora del Maestro.
Vittorio Grotti, indimenticato animatore culturale, ricordava cosa volessi dire per Puccini Turandot: «Ormai molto malato non riusciva a finire questa opera, immaginate lo strazio».
Come Aida per l’Arena di verona, Turandot potrebbe essere l’opera eponima del Festival Pucciniano. Oltretutto si presta perché è forse l’unico lavoro pucciniano dove agiscono le masse, quindi sfruttando i grandi spazi del teatro all’aperto .
Intanto però Andrea Bocelli canta in tutto il mondo, escluso sotto casa, ovvero a Torre del Lago, lui che vive a Forte dei Marmi.
Il Pucciniano ha contattato anche Mimmo D’Alessandro per ricreare una liasons fra musica pop e Puccini. Una ventina di anni fa proprio D’Alessandro portò a Torre del Lago Miles Davis, affascinato di potersi confrontare con la Tosca.
E lo stesso Mimmo ha garantito che tutti i grandi – da Paul Mc Cartney a Elton Jhon – sono tributari di qualcosa al sor Giacomo.
Un festival del genere «Il pop e Puccini» avrebbe già un titolo. E anche i contenuti. E anche gli ospiti.
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