La manifestazione
Strage, una falla nel sistema dei controlli
La testimonianza di Alberto Chiovelli, ed ex direttore di Ansf. I legali degli imputati contro i pm: no alle videoregistrazioni
VIAREGGIO. «C'è stata una falla nel sistema dei controlli»; lascia poco all’immaginazione la testimonianza dell’ingegnere Alberto Chiovelli, all’epoca del disastro ferroviario direttore delle neonata Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria, oggi a capo della Direzione generale del personale e degli affari generali del ministero dei trasporti. Scorrono, nelle risposte di Chiovelli alle domande degli avvocati di parte civile, dei pm (Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino), dei legali degli imputati, anni di braccio di ferro tra gli organismi che la sicurezza dovevano garantire e Ferrovie con le sue imprese. Ed è evidente fin dai primi passi della testimonianza che il processo chiama in causa un intero sistema di amministrazioni dello Stato e dell’Europa. «Dopo le misure che furono prese dall’Agenzia subito dopo l’incidente ferroviario di Viareggio - così ricorda Chiovelli - arrivò la nota di alcune associazioni di imprese ferroviarie e detentori carri, inviata al ministro Matteoli e a me, dove si contestavano le misure proposte dall'Italia e se ne prevedevano di complementari con i tempi molto più lunghi. Rispose il ministro spiegando che le proposte avanzate erano condivisibili ma non alternative a quelle proposte da Agenzia. Che dunque restavano in vigore». «A capo del Cer (Comunità europea per le ferrovie) chi c’era?», è la domanda: «L’ingegnere Mauro Moretti», è la risposta. All’epoca amministratore delegato di Ferrovie ed oggi imputato nel processo proprio in quel ruolo.
Ed in merito all’atto di indirizzo del ministro proprio in materia di sicurezza ferroviaria, incalza il pm Salvatore Giannino, «che fece il Gruppo Fs? Si mise di traverso al punto da rendere quasi necessario uno scontro? O aderì spontaneamente?». Ci fu - risponde il testimone - «un’interlocuzione con il ministero da posizioni abbastanza critiche».
Non cambia lo scenario quando, nell’estate 2012, la Direzione generale per le investigazioni ferroviarie (ministero dei trasporti) chiude la relazione sul disastro di Viareggio con due raccomandazioni che si chiede ad Ansf di “girare” ad Rfi: rimozione graduale dei picchetti, come elementi atti a squarciare il materiale rotabile, ed elaborazione di «modalità costruttive che tenessero in considerazione la riduzione dei rischi derivanti dall’eventuale presenza ostacoli sulla linea. «Rfi assunse posizioni molto critiche», ricorda Chiovelli. Così come fece nel lungo confronto con Ansf a proposito del rilascio dell’autorizzazione di sicurezza che Rfi non aveva nel 2009 e non ha avuto fino a tre mesi dopo il cambio di direzione all’Agenzia.
Scontro in aula. Questo il clima lungo i binari. Non migliore di quello in aula. Dove i legali degli imputati di Fs hanno contestato ai pm di aver utilizzato le videoregistrazioni delle udienze per dimostrare come un materiale mostrato in aula dai difensori degli imputati non fosse conforme all’ originale. Secondo i difensori le registrazioni vengono effettuate, ma solo audio. Dimostrando grande irritazione nell’apprendere quanto era noto fin dalle prime udienze, ovvero che ciò che avviene in aula è registrato, audio e video. «Quando si fa pausa per cambiare la cassetta», sono le parole di Giannino, «di cosa pensavate si trattasse?».
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