Gioco
Nicola Guidotti non partì per uccidere il fratello
Per il gip non c’è stata l’aggravante della premeditazione. Rigettata la richiesta di scarcerazione presentata dei difensori
VIAREGGIO. Ha ammazzato il fratello a colpi di revolver. E su questo non ci sono dubbi. Ma quando Nicola Guidotti si è presentato all'osteria Mezzo Marinaio dopo l'ennesima lite telefonica con Mario non aveva ancora maturato l'idea di ucciderlo. Ne è convinto il giudice per le indagini preliminari Riccardo Nerucci che ieri, durante l'udienza di convalida dell'arresto, ha escluso che al cinquantanovenne ristoratore viareggino possa essere contestata l'aggravante della premeditazione. Una decisione, quella del gip, che certamente alleggerisce la posizione processuale dell'omicida dopo che lunedì mattina il pubblico ministero Antonio Mariotti aveva configurato per lui proprio l'ipotesi di reato di omicidio volontario premeditato. E la novità emersa ieri al termine dell'udienza di garanzia in carcere è stata comprensibilmente accolta con soddisfazione da parte dei due difensori, gli avvocati Riccardo Carloni e Massimo Landi.
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Di fronte al giudice per le indagini preliminari, Nicola Guidotti ha invece preferito avvalersi della facoltà di non rispondere. Una scelta, quella dell'omicida, fatta «non certo per sottrarsi al confronto con l'autorità – scrivono i due legali in una nota scritta – ma perché provato dalla tragedia ed avendo già per ben due volte ampiamente risposto al pubblico ministero». I due difensori hanno anche presentato istanza di scarcerazione per il proprio assistito in attesa del processo non essendovi né il pericolo di fuga, né l'ipotesi di una reiterazione del reato, né infine il rischio di inquinamento delle prove. Ma su questo punto è prevalsa la linea del pubblico ministero che invece ha chiesto per Nicola Guidotti la custodia cautelare in carcere.
I difensori di Nicola Guidotti, nel frattempo, stando mettendo a punto la strategia difensiva. Dopo aver nominato come consulenti di parte lo psichiatra Alberto Petracca e lo psicologo Roberto Branconi hanno presentato istanza per ottenere che i due luminari nel campo della psicologia e psichiatria forense possano al più presto far visita in carcere all'omicida con l'obiettivo – non dichiarato, ma scontato – che per il ristoratore possa prefigurarsi una infermità (o semi infermità) mentale. «A questo punto la tragica vicenda è sufficientemente chiara nei suoi elementi di fatto – scrivono ancora gli avvocati Carloni e Landi - ma occorre sia inquadrata dai consulenti medici che sono stati nominati». Se le perizie psichiatriche a cui con ogni probabilità l'omicida sarà sottoposto dovessero dimostrare l'incapacità di intendere e di volere di Nicola Guidotti, al momento del processo potrebbe prefigurarsi uno scenario ben diverso da quello emerso in questi primi giorni.
Sempre ieri, i due legali hanno chiesto l'autorizzazione al giudice affinché Nicola Guidotti possa ricevere la visita in carcere della moglie e della figlia. Una autorizzazione che potrebbe arrivare già entro la fine della settimana. Con un primo, possibile incontro già ipotizzabile per sabato.
@ClaVecoli
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