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Giannotti, processo in dirittura d’arrivo

Giannotti, processo in dirittura d’arrivo

Il pm chiede la condanna per uno solo dei medici imputati. Sentenza il 9 luglio

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QUERCETA. Una condanna e un’assoluzione. Per il pm Fabio Origlio, che ha sostenuto la pubblica accusa nell’ultima udienza del processo per la morte dell’imprenditore Rodolfo Giannotti, solo uno dei due imputati è colpevole. Al termine della requisitoria ha chiesto l’assoluzione per il dottor Luca Dellatommasina e un anno di reclusione per la dottoressa Daniela Castellani.

Il tribunale deciderà il 9 luglio, data a cui è stato aggiornato il processo. Data la complessità della discussione, è stato deciso di fissare un’altra udienza che inizierà con il proseguimento dell’arringa difensiva dell’avvocato Graziano Maffei che tutela entrambi i medici accusati di concorso in omicidio colposo.

I legali di parte civile hanno contestato le conclusioni del pm chiedendo la condanna per tutti e due i medici che erano in servizio al pronto soccorso del Versilia quando si consumò la tragedia.

Era il 22 febbraio 2013, poco prima delle 7, quando Rodolfo Giannotti, 49 anni, accusò per due volte un dolore all'altezza del petto: la prima volta scomparve, la seconda si ripresentò più forte. Lo disse alla moglie, scattò la chiamata al 118. A quel punto partì il ricovero al pronto soccorso dove il paziente fu sottoposto agli accertamenti di rito in caso di sospetto infarto. Tra questi, un elettrocardiogramma e una radiografia al torace. Secondo il racconto dei medici, i dolori scomparvero e iniziarono le pratiche per la dimissione. Ma le condizioni di Giannotti peggiorarono e in serata - nonostante un intervento chirurgico d'urgenza - morì.

Proprio la radiografia al torace, secondo l'accusa, evidenziando un ingrossamento dell’aorta avrebbe dovuto allarmare i medici. Almeno, questa è la posizione dei consulenti tecnici del pm e della parte civile (fratelli e figli di Rodolfo Giannotti) costituitasi nel processo, e difesa dall'avvocato Mariagrazia Menozzi. Per la difesa, invece, quell'ingrossamento era ininfluente: non poteva invitare a fare ulteriori accertamenti. Anche perché - dice la difesa forte del parere tecnico dei suoi consulenti - la rottura dell'aorta avvenne nel lato opposto rispetto a quello dove c'era l'inspessimento.

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