Gioco
Viareggio Porto, si va avanti verso la vendita all’asta
La dilazione dei termini voluta dal Comune non c’è stata L’adunanza dei creditori si terrà tra settembre e ottobre
VIAREGGIO. La dilazione dei termini per decidere del destino della Viareggio Porto non c’è stata. Nell’incontro fissato per le 10 di ieri mattina, il neo sindaco Giorgio Del Ghingaro ha verificato - di fronte al giudice fallimentare Giacomo Lucente - che, come previsto dalla normativa, i tempi non potevano essere “sospesi”. «Il giudice a mio avviso - spiega l’avvocato Carlo Andrea Gemignani che assiste la “Dinelli costruzioni”, il creditore che ha presentato istanza di fallimento - ha mantenuto l’uniformità con tutte le procedure analoghe». Né sul tavolo vi è la proposta avanza al creditore di disponibilità a rilevare il credito, come da telefonata «che la società che assisto ha ricevuto - continua il legale - dall’avvocato Fabrizio Miracolo per conto di un suo cliente. Ma si è trattato di un passaggio informale che non ha trovato formalizzazione».
Il Piano concordatario. Si va avanti, dunque, e lo scenario tra i pontili della Madonnina è quello del Piano concordatario presentato con la proposta di una società svizzera a caccia di affari per investitori con la formula del mediante "fondo chiuso": intermediari finanziari specializzati che raccolgono capitali presso investitori qualificati o privati per investirli in imprese non quotate ad alto potenziale di sviluppo. I soci sono di tipo temporaneo e dovranno prima o poi cedere le partecipazioni acquisite per realizzare i propri obiettivi. Il che fa ipotizzare un rapido passaggio di mano della società alla fine di tutto l’iter.
La cifra formulata per la proposta sulla Viareggio Porto ammonta a 4.483.000 euro. Per il totale delle quote societarie, in una prospettiva che vede, dunque, interamente privatizzata la società che non rientra comunque tra quelle che l’Ente pubblico può mantenere oggi che entra in vigore la legge 190/2014 (il cosiddetto decreto Cottarelli).
I tempi. Al giudice fallimentare il compito di dichiarare ammissibile o meno il piano per poi arrivare a fissare l’adunanza dei creditori. Ultimo passaggio in cui il fallimento è ancora possibile, nel caso la maggioranza dei creditori respinga il piano concordatario. Il giudice Lucente, ieri mattina, ha ipotizzato di poter fissare l’adunanza tra settembre ed ottobre, con una tempistica che è stata valutata come ultrarapida rispetto ai tempi consueti. Da qui ad allora il Tribunale potrebbe anche chiedere una perizia sul valore della società, considerando anche che un valore definito la Viareggio Porto, ad oggi , non ce l’ha. Visti i tempi brevi, però, non sembra questo lo scenario prefigurabile.
Una volta che i creditori abbiano accettato il piano concordatario (la normativa è complessa e tecnica e dunque si impone una semplificazione giornalistica perché sia comprensibile a chiunque cosa accadrà alla società pubblica) la Viareggio Porto andrà all’asta. E chi è interessato, al di là dell’offerta già sul tavolo del giudice, si farà avanti con le modalità ed i tempi che sarà il Tribunale a fissare. A quel punto si apriranno i “giochi” veri, con pari condizioni e regole per tutti i soggetti che siano in grado di farsi avanti.
La politica. «Chiederò un incontro ufficiale al sindaco Del Ghingaro sullo stato delle vicende della Viareggio Porto», dichiara Luca Poletti, ex candidato a primo cittadino per il Partito democratico ed oggi capogruppo nel consiglio comunale che si va ad insediare.
«Mi pare - continua Poletti - che vi siano elementi poco chiari sul futuro di una società oggi interamente pubblica per la quale è necessaria la massima trasparenza».
Ed è probabile che sia questa una delle prime vicende sulle quali l’opposizione potrebbe chiamare Del Ghingaro a riferire in consiglio comunale. Anche perché vi è molta attesa sul futuro tra i dipendenti della Viareggio Porto.
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