Il Tirreno

Versilia

Nicola è partito per uccidere

di Matteo Tuccini
Nicola è partito per uccidere

Nell’interrogatorio in carcere il pm gli contesta anche la premeditazione

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VIAREGGIO. Si aggrava la posizione di Nicola Guidotti, il ristoratore viareggino di 59 anni che ha ucciso con quattro colpi di pistola il fratello Mario, 51, dopo una lite. Il pm Antonio Mariotti, titolare dell’inchiesta, gli ha infatti contestato la premeditazione: secondo gli inquirenti Nicola - dopo una telefonata rovente col fratello - sarebbe andato al faccia a faccia di sabato pomeriggio al Mezzo Marinaio già con l’intenzione di uccidere Mario. Gli spari, insomma, secondo gli inquirenti non sarebbero frutto di un raptus dovuto proprio all’alterco furioso. Peraltro uno dei tanti degli ultimi mesi.

Il racconto dei litigi. Nell’interrogatorio di garanzia in carcere a Lucca, che ha visto Nicola Guidotti rispondere alle domande del pm Mariotti e del capo della squadra mobile lucchese Silvia Cascino, l’imprenditore ha riannodato il filo di un rapporto tormentato col fratello. L’avvocato Massimo Landi, che assiste Guidotti, si è limitato ad affermare: «È stato un interrogatorio lungo e sofferto, durante il quale Nicola ha ripercorso una vita di esasperazione, purtroppo conclusasi con la tragedia di sabato sera». Nicola, insomma, avrebbe raccontato al magistrato i contrasti continui con “Marietto” e i problemi che c’erano tra di loro. Soprattutto per questioni di soldi. L’oggetto del contendere, secondo quanto emerge dalle indagini, erano gli ammanchi continui dalle casse del Mezzo Marinaio, dove i due fratelli lavoravano insieme. Ammanchi che avrebbero mandato su tutte le furie Nicola, che sospettava del fratello a causa della sua passione per il gioco (pare soprattutto scommesse). E sarebbe stata proprio la scoperta della sparizione di duemila euro dalle casse a fare da miccia in una situazione già compromessa. Ma su questo aspetto - così come su altri, tutti legati all’attività professionale - sono in corso accertamenti da parte delle polizia. Che ha comunque già ricostruito il quadro confermato dalle parole dello stesso ristoratore.

Quelle frasi sibilline. A pesare, nella valutazione fatta dalla Procura per l’aggravamento ulteriore dell’accusa di omicidio volontario, sono le frasi pronunciate da Nicola Guidotti fino a poche ore prima del delitto, mentre si trovava al ristorante “Il Capitano” in Darsena. Frasi riportate da testimoni, ed emerse già sabato pochi minuti dopo l’omicidio. Parole che sono suonate come sibilline alla polizia. Ai suoi dipendenti del locale, infatti, Nicola avrebbe detto: «Tenete qua, prendete questa cassetta di scampi. Devo andare a parlare con mio fratello. Mi sa che da ora in poi dovrete camminare con le vostre gambe». Pochi minuti prima, infatti, c’era stata una telefonata di fuoco tra i due, che negli ultimi tempi avevano avuto sempre più scontri. Per quanto riguarda, invece, possibili minacce dirette che Nicola avrebbe fatto al telefono al fratello, non vengono confermate né dagli inquirenti né dall’avvocato difensore di Guidotti, Massimo Landi. Che nega sia stata fatta una contestazione del genere al suo assistito. Per quanto alcuni testimoni - come si legge nella pagina a fianco - affermano di aver sentito Mario urlare al telefono: «Prendi bene la mira».

L’autopsia. Oggi all’ospedale Versilia il medico legale Stefano Pierotti esegue l’autopsia sul corpo di Mario. Un esame che dovrà fugare gli ultimi dubbi - per la verità pochi - sulla dinamica dei colpi sparati. Domani, invece, è in programma l’udienza di convalida del fermo di Nicola Guidotti di fronte al giudice delle indagini preliminari Riccardo Nerucci. Nel frattempo i familiari di Nicola e Mario hanno chiesto la maggiore riservatezza possibile su una tragedia che ha sconvolto la città. Me ne ha anche messo a nudo debolezze inconfessabili.

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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