Sicurezza
Asili nido, al via l’adeguamento per l’antincendio
VIAREGGIO. Quarantacinquemila euro per ciascuno degli asili nido “Baloo”, “Snoopy” e “Grillo parlante”: sono le somme che il commissario prefettizio ha assegnato al dirigente affinché si proceda con...
VIAREGGIO. Quarantacinquemila euro per ciascuno degli asili nido “Baloo”, “Snoopy” e “Grillo parlante”: sono le somme che il commissario prefettizio ha assegnato al dirigente affinché si proceda con l’adeguamento alla prevenzione incendi. Il mancato adeguamento - scrive nero su bianco il commissario - «renderebbe gli edifici non a norma» e la mancata effettuazione dei lavori «comporterebbe un grave danno irreparabile per l’Ente». Si comincia dal nido “Baloo”, come da determina dell’architetto Franco Allegretti che approva il progetto esecutivo.
Quella della certificazione antincendio (Cpi) dei palazzi comunali, asili e scuole compresi, è una delle peggiori storie portate alla luce dall’indagine dei carabinieri del Nucleo investigativo di Lucca (pm Fabio Origlio) bloccata al momento di entrare nel vivo dal no alla richiesta di intercettazioni telefoniche, telematiche ed ambientali, pronunciato dal gip. Rifiuto che ha portato all’archiviazione del lavoro sul campo fatto dai militari dell’Arma.
Nel 2011 fu incaricato (ancora una volta) l’ingegnere Francesco Vita, nato a Porto Empedocle (in Sicilia) ma con studio a Prato: per 14.900 euro doveva provvedere al rinnovo del Cpi per «vari stabili comunali» (determina 1429 del 25 ottobre a firma del dirigente Riccardo Raffaelli). Recuperato in Municipio l’elenco dei palazzi si vede che li comprende tutti, a partire da asili e scuole sui quali oggi si va ad intervenire pena la chiusura delle strutture. Nonostante l’ingegner Vita elenchi nel proprio curriculum proprio questo incarico tra i lavori effettuati a Viareggio. Lo stesso ingegnere che tra 2001 e 2009 ha incassato dal Comune 1.004.286,71 euro, come da ricostruzione dei carabinieri. Che fanno oltre 100.000 euro l’anno, usciti dalle casse di un Comune dotato di un “esercito” di tecnici. Alla domanda, formulata da chi ha indagato, sul perché un numero così ampio di tecnici non abbia «compensato anche quella parte di progettazione assegnata all’esterno», nessuno ha risposto. Ed oggi si spendono altri soldi per mettere a norma palazzi pubblici che da tempo avrebbero dovuto esserlo.
Donatella Francesconi
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