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Killer guardato a vista nel carcere di Lucca «Non sono pentito»
Ai poliziotti ha confermato di essere l’autore dell’omicidio Oggi c’è l’interrogatorio di garanzia con gli inquirenti
VIAREGGIO. È guardato a vista, nella sua cella nel carcere di San Giorgio a Lucca, dove è stato trasferito sabato sera intorno alle 21,30. Cioè circa tre ore dopo l’omicidio del fratello Mario.
Per Nicola Guidotti è stata adottata una procedura di sicurezza standard, nei delitti familiari o comunque rientranti in un ambito simile. Ma ai poliziotti che hanno parlato con lui, e che lo hanno portato prima negli uffici del commissariato di Viareggio e poi in carcere, l’uomo è sembrato tranquillo.
Agli agenti ha confermato di essere lui l’autore dell’omicidio. «Ho sparato a mio fratello, l’ho ucciso io», le prime parole che ha rivolto ai poliziotti. Poi nient’altro, o quasi. Nessun segnale di pentimento, comunque, è emerso nelle ore successive.
Ieri pomeriggio il suo avvocato Massimo Landi è andato in carcere per un primo colloquio con lui. Il legale mantiene però il massimo riserbo, spiegando che non può rivelare nulla su quanto si sono detti. Nemmeno sui motivi che avrebbero indotto Nicola Guidotti a sparare al fratello, e che sembrerebbero legati a questioni di soldi.
Oggi alle 12, sempre in carcere, è previsto l’interrogatorio di garanzia del ristoratore. Al momento in cui scriviamo non si sa se sarà presente il sostituto procuratore Antonio Mariotti, titolare dell’inchiesta che lo ha già interrogato sabato sera, o il giudice delle indagini preliminari. Quel che è certo è che sarà un colloquio importante, da cui potrebbero emergere ulteriori particolari sul movente del delitto. Mentre la dinamica, come scriviamo a fianco, è abbastanza acclarata.
Il motivo per cui si è arrivati all’omicidio è fondamentale, ma altrettanto decisivo sarà l’aspetto dell’eventuale premeditazione. Secondo quanto emerso già sabato sera dopo il delitto, Nicola Guidotti avrebbe lasciato il ristorante Il Capitano dopo la lite al telefono con il fratello. Le parole dette al ristorante poco prima di andarsene, e cioè «Mi sa che da ora in poi dovrete camminare da soli», sono state confermate agli inquirenti dai testimoni. Questo potrebbe pesare sia nell’indagine che nel futuro processo. Ma è chiaro che l’inchiesta è solo agli inizi.
Resta il fatto che questa tragedia ha sconvolto la città e intere famiglie, quelle coinvolte direttamente nella tragedia.
Al Capitano, come al Mezzo Marinaio, ieri hanno deciso di rimanere aperti. Ma è bastato entrare e parlare con le persone per capire che nulla sarà più come prima. Nel locale che è sorto da poche settimane al posto dell’ex Barcobestia, in via Coppino, si fa presente con amarezza che il 22 è il giorno in cui si sarebbero celebrati due mesi dall’apertura. «Non possiamo permetterci di restare fermi, ma lo facciamo anche per Nicola: lui vorrebbe così», dicono al Capitano. «Questa cosa è capitata e nessuno sa spiegarsela. Nicola è una persona straordinaria, in questa nuova avventura era carico di entusiasmo. Noi siamo qui da due mesi e abbiamo lavorato con lui, come lui, per i nostri figli. Ed è per questo che continueremo a lavorare. Purtroppo non possiamo permetterci di fermarci, anche se siamo sconvolti da quanto accaduto. Sapevamo tutti che c’erano dei problemi, ma mai ci saremmo immaginati un epilogo del genere». Anche al Mezzo Marinaio affermano che «si continuerà a lavorare perché è così che deve andare. Staremo chiusi il giorno del funerale di Mario, questo sì».
Matteo Tuccini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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