Proteste
in banchina »TRA CRISI E RILANCIO
Ecco chi ha presentato qualche mese fa sul tavolo del commissario prefettizio manifestazioni di interesse per la gestione/acquisto del Centro congressi Principe di Piemonte. Sei strutture ricettive...
VIAREGGIO. Due milioni e mezzo l’offerta della fiduciaria svizzera (gli stessi che da un po’ di tempo cercano di fare affari in città e si sono interessati, tra l’altro, all’acquisto del bagno Balena) per la Viareggio Porto; un milione quella della cooperativa dei diportisti che si è appena costituita. Queste le cifre sul tavolo del giudice fallimentare che domattina dovrà esaminare il Piano concordatario. Un via libera ad una delle proposte porterebbe il giudice a sciogliere la riserva sul fallimento evitando il peggio. Se, invece, il giudizio sarà negativo, quella sarà l’occasione per decidere che la società pubblica, gestore dell’approdo della Madonnina, debba fallire. Il sindaco Giorgio Del Ghingaro, che ha annunciato sarà in Tribunale, punta ad una proroga che la procedura non contempla arrivati a questa fase.
«Sono note a tutti le vicende della ex Viareggio Porto Spa e le più o meno palesi iniziative di tipo speculativo che ci gravitano intorno»: scrivono così i promotori della Società cooperativa “Porto turistico di Viareggio” nata a maggio «con l’obiettivo di contribuire, attraverso una iniziativa aperta a tutti, alla salvaguardia, ripresa e crescita delle attività connesse alla nautica da diporto e del suo indotto». Un gruppo di diportisti, «dopo incontri con i vari liquidatori della società e con il commissario prefettizio, anche su loro stimolo, ha deciso di dare vita ad un tentativo di recupero della Viareggio Porto partendo dai presupposti di non agire ai fini di lucro e di riqualificare e restituire alla città un patrimonio che in questo modo rischia di essere perso e finire in mano a professionisti della speculazione».
Una denuncia in piena regola quella che arriva dai diportisti. «Con la società svizzera che si era fatta avanti - racconta Fabio Alfieri - avevamo avuto un incontro attraverso uno dei soci della cooperativa perché si era detti disponibili ad una partecipazione congiunta in vista della presentazione del piano concordatario. Poi, però, è saltato fuori che loto erano interessati a prendere, con lo stesso pacchetto, anche il Principino. Che a noi non interessava». Alla fine quella proposta non si è concretizzata, spiega Alfieri, «perché non vi era il supporto delle istituzioni».
Supporto che neppure la cooperativa ha trovato: «Siamo stati lasciati a noi stessi, se non osteggiati. E ci si domanda quel è l’obiettivo». Il dubbio della cooperativa arriva fino a formulare l’ipotesi che si sia cercato di «limitare l’evidenza pubblica dell’iniziativa forse al fine di scoraggiarla di fatto: senza il supporto dei numeri promessi è molto difficile se non impossibile sviluppare un progetto davvero attendibile e concreto, cosa che invece è assolutamente realizzabile». Ed ecco, dunque, la scelta di rendere pubblici proposta e dubbi.
I rappresentanti delle neonata cooperativa hanno incontrato il neo sindaco in campagna elettorale: «Ci disse - ricorda Alfieri - che la relazione della liquidatrice Ventura dava precisa indicazione per il fallimento dell’azienda». Fallimento che solo il piano concordatario può scongiurare, ma che potrebbe fare gola a parte della cantieristica locale alla quale la fiduciaria svizzera potrebbe aver tirato la volata.
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