La manifestazione
«La giustizia? La vogliamo al processo»
Dopo la liberazione di uno dei due minorenni accusati della morte di Manuele Iacconi parla il fratello Daniele
VIAREGGIO. I familiari di Manuele Iacconi, il giovane di Piano di Mommio di 34 anni scomparso in seguito all'aggressione avvenuta la notte di Halloween dello scorso anno in via Coppino in Darsena, da quel giorno non hanno mai detto una frase fuori dalle righe. Hanno sopportato con estrema dignità il loro immenso dolore, aiutati in questo dal calore e dalla vicinanza degli amici di Manuele che hanno fatto un po' da cuscinetto per rendere meno cruda una realtà insopportabile.
Daniele Iacconi, uno dei fratelli di Manuele (l'altro è Andrea), ha preso atto, come i suoi genitori, dell'ultima decisione di queste ore della magistratura di rimettere in libertà uno dei due minorenni, quello con l’accusa meno pesante: tentato omicidio per avere pestato l’amico che era con Iacconi. «La legge prevede tutto questo - ammette - sarei stato più meravigliato se fosse uscito l'altro ragazzo, quello che fin dal primo momento si è autoaccusato della morte di Manuele: la sua posizione è quindi sicuramente diversa e più grave».
A questo punto c'è l'attesa per l'inizio del processo: in quella sede dovrà essere ricostruito quello che è accaduto la notte maledetta di Halloween. «Quello è un appuntamento che per noi è fondamentale e si spera utile per poter far luce una buona volta per tutte su cosa è realmente accaduto. I mesi che dividono l'inizio del processo sono serviti e serviranno ancora per gli inquirenti per cercare di giungere a quel punto con il quadro, ci auguriamo che sia ben delineato, senza che ci siano dei buchi neri, in cui non c'è la possibilità di avere le risposte che aspettiamo. Manuele non potrà restituircelo nessuno, però soprattutto per lui e poi per la nostra famiglia è quanto meno doveroso che venga fatta giustizia ed emerga la verità. Quello che ci tengo a ribadire ancora una volta è che mio fratello non era un tipo che amava la violenza, tutt'altro. Amava il divertimento, e nello stesso tempo trascorrere in compagnia con gli amici serate come quelle in cui purtroppo è avvenuta l'assurda aggressione».
Un aspetto toccante di questa tragedia è che gli amici di Manuele, vogliono con grande determinazione che venga fatta luce su tutto e sono al fianco della famiglia Iacconi fin dalla sera del 31 ottobre del 2014.
«Per noi il loro sostegno è davvero importante, perché è anche grazie a loro se siamo riusciti fino ad oggi a cercare di mantenere viva l'attenzione su questa e vicenda. A questo punto confidiamo nella giustizia, con la speranza che alla fine emerga quello che ci aspettiamo. Chiediamo in fin dei conti che prevalga la giustizia, non chiediamo troppo, ma solo quello che merita Manuele, che è morto quando aveva tutta una vita da percorrere, una strada interrotta a colpi di caschi».
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