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Versilia

No del Piaggia alla riforma Renzi: danneggia la scuola

VIAREGGIO. L'assemblea dei docenti e del personale Ata dell’istituto Piaggia ha dato mandato alla rappresentanza sindacale unitaria d’istituto di esprimere la profonda preoccupazione emersa nel corso...

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VIAREGGIO. L'assemblea dei docenti e del personale Ata dell’istituto Piaggia ha dato mandato alla rappresentanza sindacale unitaria d’istituto di esprimere la profonda preoccupazione emersa nel corso del dibattito per il fatto che il Governo Renzi, ignorando l’adesione massiccia allo sciopero e alle manifestazioni del 5 maggio e dello sciopero degli scrutini ad oggi in atto da parte di tutto il mondo della scuola, continui a perseguire l'obiettivo dell'approvazione del disegno di legge denominato “La buona scuola”.

«Inciderà in peggio - sostiene la rappresentanza sindacale unitaria dell'istituto composta da Tiziana Baldassarri, Antonio Cassone, Arturo Francesconi e Pierfrancesco Petroni - sulla qualità della scuola pubblica e del servizio facendone venir meno la sua fondamentale funzione formativa ed educativa e ipotecando il futuro delle nuove generazioni e quindi del Paese».

Questi gli aspetti preoccupanti della riforma sottolineati in una lettera inviata ai senatori della provincia Manuela Granaiola e Andrea Marcucci.

1)Il finanziamento delle singole scuole da parte delle imprese (che avranno sgravi fiscali e che potranno, però, determinare la didattica) e da parte delle famiglie con forme quali lo school bonus e il 5 per mille; «il che comporterà una forte differenziazione tra pochissime scuole di serie A con molti fondi e la maggioranza delle scuole di serie Z senza finanziamenti sufficienti».

2)La riforma, secondo i docenti del Piaggia, prevede «un potere arbitrario enorme assegnato al Dirigente Scolastico, che potrà scegliere all'interno di un albo territoriale gli insegnanti che lavoreranno nella propria scuola, e poi anche i pochi insegnanti "meritevoli" a cui saranno destinati gli aumenti di stipendio, il tutto a sua discrezione; questo andrà a compromettere la libertà di insegnamento stessa».

3)La stabilizzazione dei precari avviene solo per 100.701 di essi (su 300.000 che lavorano attualmente nella scuola), ed è limitata a quelli inseriti in graduatoria ad esaurimento e ai vincitori dell'ultimo concorso; «lungi dall’essere un regalo ai docenti è un obbligo imposto allo Stato dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea; chi sarà assunto sarà obbligato alla mobilità coatta, a fare supplenze brevi su reti di scuole e anche all'insegnamento di materie affini su cui non è abilitato e non ha esperienza di insegnamento, con grave danno per la didattica. Quale miglioramento della didattica ci si può aspettare dal privare un docente della prospettiva della continuità didattica e dal fargli insegnare materie diverse da quella che ha studiato?»

4)Per tutti gli altri precari che lavorano da anni nella scuola non è prevista nessuna stabilizzazione e anzi, per coloro che hanno 36 mesi di servizio o li matureranno in seguito, da settembre 2015 scatterà il divieto di svolgere le supplenze come lavoratori a tempo determinato; «viene così contraddetto e rovesciato il senso della sentenza europea che chiedeva la stabilizzazione per tutti coloro che avevano 36 mesi di servizio».

5)Per gli studenti delle scuole superiori, sia dei licei che degli istituti tecnici, si prevedono 400 ore di alternanza scuola-lavoro nel triennio, cioè circa 14 settimane «sottratte all'insegnamento».

6)I riferimenti al personale ausiliario, tecnico e amministrativo sono quasi assenti.

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