Il Tirreno

Versilia

Elezioni - Mallegni e Del Ghingaro: il decisionismo al posto dell'ideologia

Corrado Benzio
Massimo Mallegni (a sinistra) sindaco di Pietrsanta e Giorgio Del Ghingaro primo cittadino di Viareggio
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Massimo Mallegni (a sinistra) sindaco di Pietrsanta e Giorgio Del Ghingaro primo cittadino di Viareggio

A  Pietrasanta e a Viareggio gli elettori hanno premiato i candidati con le maggiori dosi di personalità. I due in coro: «Un lampione rotto non è di destra o sinistra, va solo cambiato»

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Giorgio Del Ghingaro parla poco, da buon lucchese è parsimonioso anche nelle parole. Massimo Mallegni parla di più, ma difficilmente svalvola. È un pietrasantino di mare, quindi esuberante, più nei gesti che nel verbo. Nei primi due mandati ha fatto il Re Magio e Babbo Natale, il cavaliere medievale (ed era veramente a cavallo) e il paracadutista. Ha fatto anche l’Omo nero, presunto re delle tangenti, e poi l’uomo (è vero anche questo) che aiutava i detenuti a rifarsi una vita. Del Ghingaro, tramite Rossano Ercolini, ha vinto il Nobel dell’Ambiente per il progetto «Rifiuti Zero» al Comune di Capannori. Questo uomo di 55 anni , grisaglia e capello bianco che risalta con l’abbronzatura, è portato in palmo di mano da Jeremy Rifkin, il guru delle energie rinnovabili, professore all’Ucla, inventore della Terza Rivoluzione industriale. Massimo Mallegni, più modestamente, pretende(va) che i dipendenti comunali rispondessero entro il terzo squillo.

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Uno è di centrosinistra, l’altro di centrodestra. Molto diversi, mai banali. Del Ghingaro, pd di ferro ma senza bollino, è diventato sindaco di Viareggio battendo il pd col bollino Poletti. Mallegni, dopo quel 31 gennaio 2006 e 31 giorni a San Giorgio, si è visto restituire l’onore politico dai suoi cittadini. Quello privato, va detto, non è mai venuto meno. Da ieri è al terzo mandato a Pietrasanta. Del Ghingaro-Mallegni sono in Versilia due facce della stessa medaglia. L’elettore ha votato stabilità, decisionismo, l’idea che la democrazia sia anche e soprattutto delega. Che alla fine, il professionismo non sia un male della politica. Tenendo presente che Del Ghingaro fa il tributarista con tre studi in Lucchesia. E Mallegni, 45 anni, fa l’albergatore. Ha un 4 stelle lusso dove ospita Brunetta e la Bergamini, e dove ha preso la patente per guidare yacht e scorazzare i turisti sul Tirreno. E anche il permesso da tassista per usare il van dell’hotel.

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Gente sveglia, attiva, anche fuori dai seggi elettorali e dalle riunioni di partito. Del Ghingaro riporterà il premio Gaber a Viareggio, ma non ha seguito le celebri parole del Cerutti: «libertà è partecipazione». Mallegni è già stata ribattezzato «Mister Wolf, risolvo problemi» da Pulp Fiction. C’è crisi, paura, insicurezza, depressione pubblica anche nella dorata Versilia. Il bilancio partecipato, i progetti condivisi, i referendum consultivi tipici di una certa sinistra hanno trovato scarsa risposta fra Viareggio e Pietrasanta. Il voto leghista rischia di conquistare una terra che mai è stata razzista, chiusa, ma libertaria. Domenica si è votato l’uomo (solo?) al comando. Del Ghingaro aveva una squadra spuria, compresa una lista di destra, ma all’elettore è piaciuto. Mallegni ha fatto anche di più. Lista civica senza simboli di partito, i vecchi arnesi a casa, qualche ras del quartiere tenuto nascosto. Forse torneranno, non in giunta: annunciata un mese prima dei comizi. Giunta non di ferro, tanto Mallegni deciderà anche il colore della carta igienica. Del Ghingaro si è preso più giorni per fare la squadra. L’idea che un lampione rotto non sia di destra o di sinistra, va solo cambiato, è nel classico verbo mallegniano. Nella sinistra il lampione sostituito nella strada dei vip a Fiumetto invece che al Pollino è già una questione più ideologica. E su questo il centrosinistra ha perso, spesso indeciso a tutto.

Del Ghingaro a Capannori, dove è stato sindaco per 10 anni, era chiamato l’Imperatore, ed è inutile spiegare perchè. Mallegni è ribattezzato il Guiscardo, il milanese podestà di Lucca che fondò Pietrasanta nel XIII secolo. Colpisce che non si è votato l’usato sicuro. Mallegni, a 15 anni dalla sua prima elezione, è visto come un uomo nuovo. E di fatto lo è. Non è più l’ex socialista rampante finito, come tanti, in Forza Italia. Oggi è nella manica di Berlusconi che su di lui punta per Roma. Mas que un club: più che un club, è il motto del Barcellona. Idem per Mallegni: la vittoria di Pietrasanta non incorona un sindaco, ma un politico che punta sulla Capitale.

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Del Ghingaro a Viareggio -  l’undicesimo capoluogo della Toscana - ha le stesse chance. Escluso dalla corsa alla Regione ha spiazzato il Pd lucchese sbarcando in Versilia e ora punta almeno a Firenze. In campagna elettorale non ha sbagliato una mossa. Ha acchiappato l’ex questore Maurizio Manzo (sicurezza), Mimmo D’Alessandro (concerti), Alberto Veronesi (festival pucciniano) e Ombretta Colli (festival Gaber). I due sindaci hanno intercettato soprattutto un’idea, molto renziana. Che il buco di bilancio (pensiamo al nostro debito pubblico), la carenza di soldi, la finanza creativa sono questione politica e non contabili. E che alla gente va data una speranza. A Pietrasanta il sindaco uscente Lombardi, rappresentava la Quaresima. Con Mallegni torna il Carnevale. Forse fin da sabato, quando in centro dovrebbe appalesarsi Berlusconi. Che con la pietra delle Apuane, si fece fare ad Arcore il suo Mausoleo, firmato da Pietro Cascella.

Anche Del Ghingaro, coi toni felpati del lucchese, ha fatto capire che Viareggio recupererà la sua immagine di luogo di gaudio. Che è quella vincente, conosciuta, amata. E perché, sennò, «L’estate infinita», l’ultimo romanzo di Edoardo Nesi, è ambientato nella Versilia del 1972? Quando Mina cantò per l’ultima volta alla Bussola di Focette. Che sabato, guarda caso, riapre.

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