Il Tirreno

Versilia

La delusione di Luca «L’errore? Dovevo puntare più su di me»

di Matteo Tuccini
La delusione di Luca «L’errore? Dovevo puntare più su di me»

Il candidato e il ko: ho pagato i problemi del Pd e il crollo della giunta Betti. «Ma ora dovrà esserci una resa dei conti»

4 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. «Avrei dovuto puntare di più su di me. Ho iniziato la campagna giocando tutto sul simbolo del Pd, ma sono stati proprio i problemi del partito e la caduta della giunta Betti a essermi fatali».

Sono le 23,40, va in scena la confessione di Luca Poletti. Una confessione amara, di chi è deluso per la sconfitta. Che comunque si aspettava. «Sapevo che sarebbe stata difficile, che la partita era complicata - dice - Del resto ho accettato questa sfida per passione e non per calcolo. Ed è con questo spirito che andrò in consiglio comunale a fare opposizione. Un’opposizione dura, senza sconti, sui temi che sono stati il nostro forte in questa campagna: il lavoro, la scuola. Dal punto di vista istituzionale i nostri rapporti con l’amministrazione saranno corretti e costruttivi. Anche se, lo ribadisco, questa amministrazione non durerà. La coalizione di Giorgio Del Ghingaro non sta in piedi».

La distinzione, nel linguaggio polettiano, tra ciò che dovrà accadere in consiglio e ciò che avverrà nelle stanze della politica è assai chiara. Da un lato si cercherà il più possibile di non far saltare in aria il Comune di Viareggio, cosa che travolgerebbe tutti i partiti e tutti gli esponenti politici, nessuno escluso. Dall’altro non ci saranno ricomposizioni con chi ha sostenuto l’ex sindaco di Capannori. Anzi, ci sarà una vera e propria resa di conti nel Pd. Del resto il ko è troppo evidente, troppo bruciante per non aspettarsi una notte dei lunghi coltelli nel partito che solo due anni fa vinceva le elezioni con Leonardo Betti. Sindaco poi affossato da un collasso tutto interno ai democratici, e da una situazione dei conti pubblici difficilmente gestibile.

Bisognerà spiegare, infatti, agli elettori che si cambia verso davvero, e non per slogan. E bisognerà anche fare una riflessione sulla campagna elettorale che ha rischiato di concludersi prima del tempo - e cioè prima del ballottaggio - e che ieri sera è stata punita ulteriormente dai viareggini che sono andati a votare.

Ma bisognerà anche chiedersi come mai, a fianco di Poletti - riconosciuto da tutti i cittadini come un volto pulito e sobrio - ieri alle 23 c’erano solo i fedelissimi. Quelli pronti a difenderlo contro tutto e contro tutti, anche contro i giornali. Un esercito di ultimi giapponesi corroborato, mentre arrivavano i risultati, dagli esponenti del Pd massarosese. Anche loro si stringono a Poletti, stiavese di residenza.

In quei momenti, peraltro, Poletti e i pochi che gli sono attorno fanno una figura migliore di altri esponenti dell’apparato. Si accetta il verdetto con sportività, si capisce che non c’è stata storia. Sin dai primi risultati usciti dalle sezioni la sconfitta appare evidente e mai in discussione. La delusione resta tanta: si scopre che la Darsena, feudo rosso, ha votato per Del Ghingaro, e che in alcuni collegi la distanza tra i due candidati è siderale. Ma c’è anche spazio per l’ironia, per quanto amara. Così Alberto D’Alessandro, assessore in pectore della giunta Poletti che non ci sarà: «Non mi resta che tornare a Bruxelles, anche se un po’ mi scoccia (eufemismo, ndr)».

Poletti mantiene il profilo tenuto durante tutta la competizione elettorale. Fa i complimenti e gli auguri di buon lavoro al neosindaco. Riconosce che la città si è espressa in modo netto. Poi parte la seduta di autoanalisi. «Ho fatto il massimo. Sono stato troppo signore? No, non credo - afferma - Mi prendo le mie responsabilità, ma la sconfitta è figlia delle difficoltà del partito, non delle mie. Cosa succede ora? C’è chi, all’interno del Pd, ha lavorato contro il partito e di questo bisognerà tenerne conto. C’è stata una vera e propria mutazione genetica di alcuni soggetti. Nomi non ne faccio, sapete tutti chi sono». Ma la voglia di togliersi i sassolini, anzi i massi che si porta dentro le tasche da mesi sono tanti. «Avete visto passare Alessandro Cerrai, come lui altri. Ripeto: i nomi li sapete. Queste persone sperano che tutto si ricomponga attorno al sindaco Giorgio Del Ghingaro, ma la mia posizione è quella del segretario regionale Dario Parrini. Si va avanti con il commissariamento, poi ci sarà il congresso. E da un punto di vista politico io non avrò alcun rapporto con questa amministrazione». Si dia inizio alle danze.

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web