Lutto
Il dissesto si mangia una classe alla materna “Il melograno”
La delibera del commissario motivata dal disastro nei conti Intanto il 17 luglio si discute il ricorso per le indennità dei messi
VIAREGGIO. Il dissesto del Comune lo pagano i bambini. Non è uno slogan, ma la verità messa nero su bianco nella delibera 841 con la quale l’amministrazione del commissario prefettizio Valerio Massimo Romeo taglia una sezione della scuola materna “Il Melograno” in centro città. Considerato - si legge nel provvedimento - «che per il 2015 sono previsti cinque pensionamenti di personale insegnante delle scuole comunali dell’infanzia», e tenuto conto che l’amministrazione ha chiesto la statalizzazione delle 14 sezioni di scuola materna poiché «a causa del dissesto non può essere assicurato il proseguo della gestione comunale delle scuole dell’infanzia», ecco che i piccoli della sezione soppressa, al rientro in classe, non andranno più nella loro scuola. Smistati in altre classi, con compagni nuovi e maestre tutte da conoscere.
Pagano le famiglie, con le tariffe più alte per i nidi e la scomparsa del trasporto scolastico, da qui ai prossimi cinque anni visto che - come scrive la Corte dei Conti nel parere sulla tassa di soggiorno - le delibere commissariali restano in vigore per cinque anni dal giorno in cui sono state prese. Pagano i bambini, i turisti, i cittadini tutti con la tassazione alle stelle. Ma - ad un anno dalla relazione del Mef - non si è mossa foglia rispetto a ben altri pagamenti: quel recupero delle somme indebitamente percepite da dirigenti e dipendenti comunali. Non ha agito l’amministrazione Betti, e neppure il commissario prefettizio. Ma nemmeno la Corte dei Conti ha battuto un colpo. Così che si ha l’impressione che Viareggio sia realtà extraterritoriale rispetto all’adesione alle leggi dello Stato. E sull’argomento non hanno detto una parola i due candidati a sindaco al ballottaggio. La domanda è una sola: ci sarà mai qualcuno che avrà la forza di recuperare le somme indebitamente percepite per poter guardare negli occhi i più piccoli tra i cittadini, lasciati a piedi?
Intanto il tempo passa. Fino ad arrivare a quel 17 luglio prossimo quando si discuterà il ricordo presentato contro il Comune dai messi notificatori che si sono visti cancellare le indennità percepite per il lavoro svolto in convenzione con la Viareggio Patrimonio.
L’ispettore del Mef, Luciano Cimbolini. non ha dubbi: «Il compenso previsto per l'attività di notificazione degli atti svolta dal personale comunale in favore sia della Viareggio Patrimonio, sia nell’ambito dell'attività del Comune in senso stretto, stante la posizione del Consiglio di Stato (sentenze 493/2008 e 1635/2012), sembra del tutto inammissibile». Perché «il principio di omnicomprensività della retribuzione impedisce infatti di attribuire compensi aggiuntivi per lo svolgimento di attività lavorative comunque riconducibili ai doveri istituzionali dei dipendenti pubblici».
Ma - è l’obiezione del ricorso - il lavoro per la Viareggio Patrimonio non è lavoro per il Comune. Tanto che viene svolto fuori dall’orario in cui il dipendente presta servizio per l’Ente pubblico. Funzionava in modo identico per la convenzione tra Comune, ufficio lavori pubblici e la stessa Patrimonio, con l’aggravante - messa in luce dall’ispettore del Mef e dai carabinieri del Nucleo investigativo di Lucca - che in più di un caso gli incentivi alla progettazione sono stati pagati per opere mai realizzate.
«Soggetti che vivono a carico del bilancio comunale - scrive Cimbolini nell’esito dell’ispezione che ha dato il via ad una indagine conoscitiva della Procura di Lucca affidata alla guardia di finanza - hanno richiesto servizi aggiuntivi al personale dell'Ente e poi hanno ritrasferito all'Ente stesso le risorse necessarie per il pagamento degli emolumenti accessori connessi ai servizi aggiuntivi. Questa situazione desta molte perplessità di carattere giuridico ed ancor di più finanziario. Oltre al problema dell'ammissibilità di questa sorta di "partite di giro" fra Comune e soggetti partecipati, appare evidente che, anche qualora ammissibili, parte di queste risorse debbano andare in favore del bilancio comunale quali economie finalizzate al miglioramento dei saldi. E questo, invece, non viene previsto nelle convenzioni. Ma la cosa più grave riguarda l'aspetto finanziario complessivo: questi emolumenti aggiuntivi, difatti, trovano la loro fonte finale/sostanziale di finanziamento nel bilancio comunale. È evidente che anche queste spese dovrebbero passare al vaglio del giudizio di compatibilità finanziaria con la reale situazione di bilancio dell’Ente e delle sue appendici».
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