Sicurezza
Cisterna squarciata, smontata la tesi di Ferrovie e periti del Gip
Il consulente di parte civile Fabrizio D’Errico porta in aula la ricostruzione in 3D per l’ipotesi di un taglio provocato da un pezzo dello scambio. Ma la corsa della cisterna non è la stessa della realtà
VIAREGGIO. Salgono i gradi e l’atmosfera nell’aula del Polo fieristico di Lucca, dove si celebra il processo per il disastro ferroviario di Viareggio - 29 giugno 2009, 32 morti - si fa torrida. Fabrizio D’Errico, ingegnere del Politecnico di Milano, conclude la propria testimonianza di consulente delle parti civili, Provincia e Croce Verde comprese. Ad incalzarlo, nel controesame, l’avvocato romano Gaetano Scalise, alle prese con le domande tecniche mutuate a sua volta dai consulenti di Ferrovie, anche loro tutti del Politecnico di Milano.
Il presidente del Collegio, Gerardo Boragine (con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino), più volte deve intervenire per non ammettere le domande del legale. In un’atmosfera che diventa esplosiva quando prendono la parola per il riesame gli avvocati di parte civile Maurizio Dalla Casa, Tiziana Pedonese, Andrea Bagatti, Tiziano Nicoletti. «La cisterna sul picchetto arriva a 10,43 gradi», ha snocciolato le cifre un attimo prima il consulente: «E non a 5 gradi». Nelle fila della difesa sembra sia piombato un petardo: le opposizioni si ripetono tutte respinte del presidente di un Collegio che punta a fare la massima chiarezza sull’elemento che ha squarciato la cisterna.
La nostra inchiesta multimediale
Perché i numeri di D’Errico mettono in discussione la relazione dei periti del Gip Simone Silvestri che dà ragione alla tesi di Fs contro quella della Procura (pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino) in merito a ciò che ha provocato lo squarcio. «Le striature sullo squarcio - è ancora D’Errico a parlare - ci permettono di leggere il moto tra i due oggetti antagonisti». Ovvero tra il metallo della cisterna e ciò che l’ha squarciato. «Non solo si riesce a ricostruire con precisione l’angolo di uscita attraverso la direzione delle rigature sul mantello. Ma si fa la stessa cosa sull’imboccatura, cosa che i periti del Gip non hanno fatto», conclude D’Errico.
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Nella scorsa udienza D’Errico aveva portata la ricostruzione in 3D definitiva del disastro ferroviario. «Una fiction», l’aveva definita uno dei legali degli imputati. «E ora vediamo se è fiction...», incalza Tiziano Nicoletti prima di lasciare la parola ai colleghi Pedonese e Bagatti. Che introducono ciò che il consulente va mostrando sullo schermo: la ricostruzione basata sulle evidenze date dal lavoro di Polfer e polizia scientifica, di un possibile squarcio provocato dalla zampa di lepre. Con il risultato che «la posizione di riposo della cisterna, alla fine della sua corsa, è molto più bassa rispetto al binario quatto» e spostata verso mare.
In anteprima per il "Tirreno" il video mostrato in aula nell'udienza di mercoledì 11 giugno, risultato del lavoro di verifica ad uso proprio che D'Errico - fianco a fianco con il perito informatico Salvatore Valese - ha messo a punto nel percorso di elaborazione della ricostruzione in 3D del deragliamento a Viareggio, il 29 giugno 2009.
Pubblichiamo la ricostruzione del consulente di parte civile, il lavoro "preparatorio" di verifica dell'ipotesi squarcio della cisterna provocato dalla zampa di lepre (tesi Fs e periti Gip) invece che dal picchetto (Procura e parti civili), ed il video-ricostruzione che Ferrovie hanno commissionato al Politecnico di Milano.
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